Blindly dancing: per ballare gli occhi non servono

Avete mai provato a bendarvi gli occhi e a fare, in questa situazione, le cose che fate di solito vedendo (mangiare, camminare, etc.)? A me è capitato di farlo qualche anno fa, per qualche ora, e, dopo il disagio e il disorientamento iniziali, ho vissuto un’esperienza decisamente unica. Ma, in quell’occasione, non avevo provato a ballare “al buio“. Ho ripensato per caso a quell’esperienza leggendo su un magazine la storia di Elena Travaini e della “blindly dancing, il metodo da lei inventato per coltivare la sua grande passione per la danza oltre i limiti che, agli occhi della maggior parte della gente, le imporrebbe il tumore alla retina con il quale convive fin dalla nascita e che l’ha resa praticamente cieca. Probabilmente, molti di voi l’avranno vista esibirsi, insieme al suo compagno, Anthony Carollo, nell’ultima edizione di “Ballando con le stelle“, il varietà di Rai1 dedicato, appunto, al ballo. I due, tra l’altro, saranno protagonisti del cortometraggio “Blurred” (letteralmente: “sfocato”), che sarà presentato al prossimo festival del cinema di Berlino.

Blindly dancing

Ma in cosa consiste, esattamente, la “blindly dancing“? La risposta è semplice: come dice la parola stessa, si tratta di una danza al buio, nella quale i ballerini portano una benda sugli occhi, in modo tale da potersi concentrare, durante il ballo, sul proprio corpo e sulle sue sensazioni ed emozioni. In tal modo, ballerini con disabilità visiva e ballerini vedenti possono ballare insieme e condividere fino in fondo l’esperienza del ballo. Attraverso questo metodo, oltre a scoprire se stessi ed entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni più profonde, s’impara anche a fidarsi della persona con la quale si sta ballando e ad “ascoltarla”. Perciò la “blindly dancing” viene spesso utilizzata anche per sensibilizzare contro il bullismo, che, in fondo, nasce proprio dall’incapacità di provare empatia verso l’altro, verso chi vive una situazione o condizione che non si conosce.

Elena e Anthony hanno costituito una onlus, per portare in giro per l’Italia e l’Europa la blindly dancing e il suo messaggio profondo: non ci sono confini invalicabili, se ci si lascia guidare dalle proprie sensazioni e passioni, aprendosi al prossimo.

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