Personal branding e ricerca di lavoro: un workshop a Milano

Avete quasi certamente sentito parlare di “personal branding” e di quanto sia importante, soprattutto nell’attuale “era dei social”, anche per chi sta cercando un lavoro. In un momento storico in cui la domanda di lavoro è superiore all’offerta, creare e curare il proprio “brand” personale, infatti, è essenziale per emergere rispetto alla massa: cosa mi distingue rispetto alle altre centinaia (o migliaia) di persone che hanno le mie stesse competenze ed esperienze?

personal brandingDesigned by Waewkidja / Freepik

Il “personal branding” è fondamentale anche per le persone con disabilità che vogliano posizionarsi sul mercato del lavoro, sia che cerchino il primo lavoro sia che vogliano riposizionarsi. Per aiutarle, Inclusive Mindset e LinkedIn (il popolare “business social network”, al quale, se non lo siete già, vi consiglio d’iscrivervi) hanno organizzato un workshop durante il quale, con l’aiuto dei massimi esperti in materia, i partecipanti apprenderanno i principi del personal branding e i trucchi per utilizzare i social media per cercare lavoro.

 

workshop sul personal branding: dove e quando?

L’appuntamento col workshop dedicato al personal branding è per venerdì 15 febbraio dalle 17:00, a Milano, presso la sede italiana di LinkedIn, in uno dei grattacieli di Porta Garibaldi.  Al workshop seguirà un aperitivo, durante il quale i partecipanti avranno modo di farsi conoscere e scambiarsi informazioni utili.

Gli uffici di LinkedIn a Milano

Gli uffici di LinkedIn a Milano

come partecipare al workshop?

Per organizzare al meglio il workshop, la partecipazione (gratuita) è a numero chiuso e riservata esclusivamente a chi si registrerà. Siete interessati? Andate sul sito di Inclusive Mindset e compilate il form di registrazione, specificando anche se avete bisogno di supporti (per esempio, un interprete LIS o un accompagnatore, nel caso in cui abbiate una mobilità ridotta). Che aspettate? Se cercate il vostro primo lavoro o, magari, ne avete già uno, ma vorreste trovarne uno nuovo, più adatto a voi, non perdete quest’opportunità!

Congedo per cure: come funziona e a chi spetta?

Per chi convive con una disabilità grave o cronica, può risultare complicato conciliare gli impegni lavorativi con l’esigenza di sottoporsi a cure, terapie, etc. Abbiamo già parlato dei permessi previsti dalla legge 104/92, ovvero i tre giorni al mese (frazionabili anche in ore) che spettano (previa richiesta) al lavoratore con disabilità grave o a chi si prende cura di un familiare con disabilità grave. Ma c’è anche un’altra opzione, che può risultare decisamente utile quando, per esempio, si ha l’esigenza di sottoporsi in maniera più continuativa a cicli di fisioterapia: il congedo per cure, regolamentato dall’art. 7 del D.Lgs 119 del 18 Luglio 2011.

congedo per cure - fisioterapia

a chi spetta il congedo per cure?

Possono richiedere il congedo per cure i lavoratori mutilati o invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%. Il congedo dà diritto a 30 giorni l’anno, fruibili anche non consecutivamente (ma non frazionabili ad ore), per sottoporsi, per esempio, a cicli di fisioterapia, terapie respiratorie o trattamenti oncologici. Il congedo per cure viene retribuito come previsto dai vari CCNL per le assenze per malattia e non viene conteggiato nel periodo di comporto per malattia, essendo considerato a parte rispetto ad essa.

come richiedere il congedo per cure?

Per usufruire del congedo per cure, il lavoratore deve richiederlo per iscritto al proprio datore di lavoro, insieme alla documentazione che certifichi il grado d’invalidità ( e, quindi, la riduzione della capacità lavorativa) superiore al 50% e la richiesta redatta dal proprio medico di base o da uno specialista appartenente ad una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti la necessità della cura in relazione alla condizione invalidante riconosciuta. In più, alla fine del ciclo di cure, è essenziale presentare anche la documentazione rilasciata dallo specialista o dalla struttura presso la quale vi si è sottoposti, per certificare di averne effettivamente usufruito.

In ogni caso, se siete interessati a richiedere il congedo per cure, vi consiglio di verificare cosa prevede il vostro CCNL di riferimento e, se necessario, farvi supportare da un patronato.

 

“Diritti e inclusione delle persone con disabilità”

Vi interessano temi quali l’inclusione e, in generale, i diritti delle persone con disabilità? Vi piacerebbe fare di questa passione un lavoro o la vostra specializzazione professionale? Se avete risposto sì a queste domande, potrebbe interessarvi il corso di perfezionamento “Diritti e inclusione delle persone con disabilità” organizzato anche nel 2019 dall’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di diritti pubblico italiano e sovranazionale) col patrocinio del Comune di Milano e di LEDHA, l’associazione che da 40 anni si batte per i diritti delle persone con disabilità.

"Diritti e inclusione delle persone con disabilità"

Il corso di perfezionamento “Diritti e inclusione delle persone con disabilità” si rivolge ad avvocati, magistrati, professionisti dell’ambito sociosanitario, operatori della pubblica amministrazione che lavorano nel settore dei servizi sociali, addetti delle associazioni, delle fondazioni e delle ONG, addetti delle agenzie di lavoro interinale, nonché a tutti i professionisti che, per ragioni diverse, lavorano in ambiti legati al settore della disabilità e a tutti i laureati che sono interessati a specializzarsi in questo settore.

Il tema dell’inclusione e dei diritti delle persone con disabilità è sempre più sentito, fortunatamente. Ma, come spesso accade, una normativa decisamente complessa ed articolata non agevola l’applicazione pratica di quanto fissato nei principi di legge. Di conseguenza, l’obiettivo principale del corso di perfezionamento “Diritti e inclusione delle persone con disabilità” è quello di aiutare chiunque voglia operare in quest’ambito ad avere un quadro il più esaustivo possibile dell’argomento e della relativa normativa. Si passerà, quindi, dall’esame della percezione socio-culturale del fenomeno all’analisi delle diverse tipologie di disabilità al fine di comprendere i principali problemi connessi a ciascuna di esse, per poi passare all’approfondimento del diritto antidiscriminatorio e dei principi giuridici che regolano la materia. I cinque moduli seguenti saranno invece dedicati all’analisi delle problematiche che riscontrano le persone con disabilità in diversi contesti: nella società, nella famiglia, nelle scuole, nel mondo del lavoro, in ospedale e in carcere. Il tutto, adottando un approccio multidisciplinare, che consentirà di acquisire conoscenze non solo tecnico-giuridiche, ma anche medico, socio-pedagogiche e psicologiche.

Il corso, della durata complessiva di 50 ore, si terrà dal 1° febbraio al 17 maggio 2019, con la possibilità di seguire parte delle lezioni in modalità e-learning. La quota di partecipazione è di € 416,00 e le domande di ammissione dovranno pervenire entro le 14:00 del 10 gennaio 2019, secondo le modalità specificate nel bando che potete trovare sul sito dell’ateneo milanese.

Volete saperne di più? Consultate la locandina!

Recruiting Day Verona 2018: un’opportunità concreta

Abbiamo già avuto modo di parlare in più occasioni del Diversity Day, l’evento che facilita l’incontro diretto e personale tra aziende e persone con disabilità di vario tipo in cerca di un’opportunità lavorativa. Dopo il successo di Roma e Milano, quest’anno il Diversity Day aggiunge una nuova meta al proprio “tour”: Verona. Sarà proprio la città di Giulietta ad ospitare, il 7 novembre, il Recruiting Day, una giornata di incontri e colloqui programmati tra aziende prestigiose e persone con disabilità desiderose di farsi conoscere al di là del solito curriculum.

Recruiting Day

Il Diversity Day di Milano

recruiting day: dove e quando?

Il Recruiting Day si svolgerà dalle 9:30 alle 15:30 nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia, in Piazza Bra, nel cuore della città. Oltre a sostenere colloqui individuali con le aziende aderenti all’iniziativa (tra le quali, solo per citarne qualcuna: Accenture, ENI, Tigotà, Decathlon, GSK, Marriott, LIDL, Umana, Unicredit), i partecipanti all’evento potranno anche avvalersi della consulenza di esperti del settore per rivedere il proprio curriculum e prepararsi al meglio all’incontro con il potenziale datore di lavoro. Inoltre, come già avvenuto nelle altre tappe dell’evento, anche a Verona le persone sorde che ne faranno richiesta avranno a disposizione due interpreti LIS . Come richiedere questo supporto? Semplicemente, inviando una mail a info@diversityday.it.

logo Diversity Day

 

come iscriversi al recruiting day?

Per iscriversi al Recruiting Day di Verona, dal sito della manifestazione, si può raggiungere la piattaforma online che consente di completare il processo di registrazione in pochi passaggi, con la possibilità, per chi vuole, di accedere anche utilizzando il proprio profilo Facebook o LinkedIn, così da compilare in automatico alcuni dei campi richiesti. Il mio consiglio? Se avete un profilo LinkedIn (se non l’avete e cercate lavoro, vi consiglio di crearne subito uno!) curato e aggiornato, usate quello:  il “social recruiting” è sempre più utilizzato dalle aziende!

Aggiornate cv e profilo LinkedIn, iscrivetevi e… Buona fortuna!

Inclusive Job Day: un’opportunità per i talenti

Appartenete alle “categorie protette” e state cercando un lavoro? Segnatevi in agenda questo appuntamento: l’Inclusive Job Day, che si svolgerà a Milano, presso l’Acquario Civico, il prossimo 19 marzo, dalle 10 alle 15. L’evento, organizzato da Inclusive Mindset in collaborazione col Comune di Milano, offre la possibilità a persone appartenenti, per l’appunto, alle “categorie protette” (a causa di disabilità e non solo)  e a quelle di origine straniera la possibilità di farsi conoscere da aziende prestigiose, che potranno incontrare direttamente durante la giornata, sostenendo anche colloqui di lavoro.

Inclusive Job Day

Tra le aziende che hanno già confermato la propria partecipazione all’Inclusive Job Day di Milano: Apple, Alten, Ferrovie dello Stato, Mapei, Costa Crociere, Pirelli e Percassi. L’evento si rivolge sia a diplomati che a chi è in possesso di laurea e/o master, visto che i profili che le aziende desiderano incontrare vanno da quelli più idonei a ricoprire ruoli operativi o amministrativi a quelli più senior, anche con competenze manageriali.

come partecipare all’inclusive job day?

Per partecipare all’Inclusive Job Day, è necessario registrarsi gratuitamente sul sito di Inclusive Mindset, creare il proprio profilo inserendo tutte le informazioni richieste (né più né meno di ciò che fareste su un qualsiasi portale di offerte di lavoro, per intenderci) e confermare il tutto. Dopodiché, per iscriversi all’Inclusive Job Day, è consigliabile eseguire il logout dalla piattaforma, per poi rifare login e, selezionando la scheda “Eventi”, cliccare poi su “Iscriviti” in corrispondenza dell’Inclusive Job Day.

Inclusive Job Day

Come potete vedere dall’immagine qui sopra, per prepararsi all’evento, è possibile partecipare anche ad un’altra sessione (sempre previa iscrizione online), il 15 marzo, presso la Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, durante la quale gli esperti di Adecco guideranno i candidati con suggerimenti su come prepararsi adeguatamente al Job Day.

Un’opportunità da sfruttare, in un momento in cui, come dimostrano anche vari convegni ai quali ho avuto occasione di partecipare in queste settimane, sembra esservi maggiore attenzione, da parte delle aziende, verso i temi dell’inclusione e della valorizzazione della diversity, in tutte le sue accezioni: di genere, etnica, religiosa, relativa all’orientamento sessuale, all’età, alla nazionalità. Tra l’altro, una ricerca della società di consulenza Boston Consulting conferma che le aziende che abbracciano maggiormente la diversity sono anche quelle più innovative.

Inclusive job Day - Boston Consulting

Quindi, aggiornate il curriculum e registratevi subito! Ci vediamo lì?

Lavoratori disabili: assumerli conviene

Il lavoro è un elemento essenziale per l’effettiva inclusione ed affermazione delle persone con disabilità, così come per tutti. Purtroppo, i dati sulla loro occupazione sono sono tutt’altro che confortanti: in Italia, nonostante le molte misure messe in atto da decenni per favorire l’inclusione dei lavoratori disabili, l’80% delle persone con una qualche disabilità è disoccupato. Non si tratta di “inabili”, ma di persone che, nonostante la limitazione derivante dalla loro disabilità specifica, avrebbero le capacità e le competenze per poter essere attive anche in ambito lavorativo, se solo ne avessero l’opportunità.

Eppure, dicevamo, le misure per agevolare l’inserimento lavorativo dei disabili non mancano, né gli incentivi e le agevolazioni a favore delle aziende che le assumono. La legge 68/99, che istituì il collocamento mirato delle persone con disabilità, si è rivelata, per molti versi, inadeguata al mondo del lavoro attuale. Per questa ragione, nell’ambito del Jobs Act, è stata introdotta anche una significativa modifica a questa legge, attraverso il decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015, entrato in vigore a partire dal 1° gennaio 2018.*  

1. OBBLIGO DI ASSUNZIONE DI LAVORATORI DISABILI

  • Al di sotto dei 15 dipendenti: nessun obbligo
  • Da 15 a 35 dipendenti: almeno 1 lavoratore disabile
  • Da 36 a 50 dipendenti: almeno 2 lavoratori con disabilità
  • Oltre 150 dipendenti: almeno il 7% di lavoratori disabili, più l’1% di familiari di invalidi e profughi rimpatriati. 

lavoratori disabili

2.  BONUS per l’ASSUNZIONE DI LAVORATORI DISABILI (DAL 2016)

Alle aziende che, a partire dal 2016, assumono lavoratori con capacità lavorativa ridotta, viene riconosciuto un bonus, la cui misura dipende dalla percentuale di disabilità del lavoratore assunto:

  • per riduzioni della capacità lavorativa tra il 67% e il 79%, al datore di lavoro spetta un bonus assunzione pari al 35% della retribuzione mensile lorda per 36 mesi;
  • per riduzioni superiori al 79%, viene riconosciuto un bonus pari al 70% della retribuzione mensile lorda per un massimo di 36 mesi, per ogni lavoratore assunto a contratto a tempo indeterminato;
  • per i lavoratori con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, spetta in caso di assunzione a tempo indeterminato o di assunzione a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, un bonus pari al 70% della retribuzione lorda mensile per una durata massima di 60 mesi.

La richiesta dell’incentivo va inoltrata all’INPS, compilando l’apposito modulo disponibile sul sito dell’ente, nell’area riservata alle aziende.

lavoratori disabili riunione

3. sanzioni per inosservanza dell’obbligo

Vengono inasprite le sanzioni a carico dei datori di lavoro che non rispettino l’obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità. In particolare, si passa da 62,77 € di sanzione per ogni giorno lavorativo d’inadempienza (oltre i 60 giorni dall’insorgenza dell’obbligo) a ben 153,20 € per ciascun giorno di non copertura della quota obbligatoria e per ciascun lavoratore disabile non assunto.

Ma, benefici fiscali e sanzioni a parte, è opportuno che le aziende si rendano conto che assumere un lavoratore con disabilità non deve essere un “atto di carità” o un obbligo di legge: un lavoratore con disabilità al quale venga assegnata una mansione compatibile con la propria condizione non è un peso, ma una risorsa in più a disposizione dell’azienda stessa. Basterebbe darci l’occasione di dimostrare le nostre capacità e competenze, senza fermarsi alla percentuale d’invalidità o farsi condizionare dai pregiudizi.

*Per effetto del Decreto Milleproroghe

Diversity Day: aziende e lavoratori s’incontrano

Sappiamo tutti quanto, nonostante le leggi e le misure volte a favorire l’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, sia difficile per le cosiddette “categorie protette” risultare appetibili per le aziende, al di là delle agevolazioni fiscali. Perciò, è con piacere che vi parlo di un evento che ha proprio come obiettivo dichiarato quello di facilitare l’accesso al mercato del lavoro a persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette attraverso il contatto diretto con i manager aziendali: il Diversity Day, un career day dedicato esclusivamente a questa categoria di profili professionali.

Diversity Day 2017

diversity day: l’evento

L’evento si svolge a cadenza annuale, a Roma e a Milano, per coprire tutto il territorio nazionale. La tappa milanese, quest’anno, si terrà martedì 5 giugno, dalle 9:00 alle 15:00, presso l’Università Bocconi, nell’edificio di via Guglielmo Röntgen 1.

Nel corso della giornata, sarà possibile non solo incontrare i rappresentanti delle aziende, ma anche recruiter qualificati, ai quali chiedere consigli su come strutturare un curriculum efficace o per prepararsi ad un colloquio di lavoro. Inoltre, per le persone sorde, sarà possibile avvalersi (previa prenotazione inviando una mail a info@diversityday.it) del supporto di un interprete LIS.

La partecipazione al Diversity Day è gratuita, previa registrazione (potete farla qui). I partecipanti all’evento – che anche stavolta è patrocinato da Jobmetoo- potranno incontrare i rappresentanti di molte aziende prestigiose, dei settori più disparati: da Accenture a A2A, da Bayer a Capgemini, da Generali a Intesa San Paolo, solo per fare alcuni esempi (trovate l’elenco completo sul sito dell’evento).

DIVERSITY DAY: IL PROGETTO

Ma il Diversity Day non finisce coi career day. L’obiettivo del progetto viene perseguito per tutto l’anno, attraverso una serie di servizi integrati, che vanno dalla diffusione di opportunità professionali rivolte a persone con disabilità e categorie protette al tutoraggio, dal supporto su adempimenti burocratici e agevolazioni fiscali alla formazione finanziata.

Diversity Day il progetto

Un’iniziativa importante, quindi, che ci auguriamo possa crescere, coinvolgere sempre più aziende e supportare efficacemente l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, non solo in posizioni “basse”, ma anche in ruoli di maggiore responsabilità. Perché disabilità non significa necessariamente incapacità  e l’accesso a lavori qualificati e qualificanti è essenziale, come abbiamo più volte ribadito, per l’effettiva inclusione sociale delle persone con disabilità.

Perciò, aggiornate i CV, iscrivetevi al Diversity Day e  in bocca al lupo!

Disabilità e carriera: binomio impossibile?

Data la mia condizione di donna e lavoratrice con una disabilità fisica evidente, mi capita spesso di trovarmi di fronte a “muri” più o meno evidenti, quando si tratta di avere accesso non semplicemente ad un lavoro (cosa, di per sé, importantissima, come abbiamo più volte sottolineato anche qui, per la dignità e l’autonomia delle persone con disabilità), ma anche alla possibilità di fare carriera, come chiunque altro, in virtù delle esperienze maturate e delle competenze acquisite. Ma, il più delle volte, mi è toccato constatare (non senza una punta di amarezza) che, quando si parla di disabilità e carriera, c’è ancora moltissima strada da fare, soprattutto a livello culturale.

Gradualmente, anche sotto la “spinta” di sanzioni pecuniarie,  le aziende stanno iniziando ad accettare l’idea di avere tra i propri dipendenti anche persone con disabilità. Ma siamo onesti: guardando le opportunità di lavoro pubblicate sui vari portali specializzati, quante di quelle rivolte alle “categorie protette” si riferiscono a mansioni altamente qualificate e specializzate? Eppure, le persone con disabilità con alti livelli di scolarizzazione, esperienza professionale di rilievo e competenze avanzate non mancano. Perché, dunque, in Italia e non solo, è così difficile superare il pregiudizio secondo il quale, tutt’al più, la “categoria protetta” (soprattutto se ha una disabilità fisica evidente) può svolgere mansioni di basso livello, che, preferibilmente, non implichino il contatto con clienti di rilievo? Perché disabilità e carriera sembrano essere ancora incompatibili?

Sono molti i lavoratori con disabilità che, pur avendo un’occupazione, si trovano quotidianamente sottoposti a forme di discriminazione più o meno sottili, quando non a veri e propri ricatti. Molti, in questi mesi, hanno scritto in privato a Move@bility per raccontare le proprie difficoltà anche in tal senso (senza contare quanti sono ormai scoraggiati, dopo anni d’inutile ricerca di un posto di lavoro qualificato e commisurato alle loro competenze ed esperienze). E anche a me è capitato direttamente, durante il mio percorso professionale, di vedermi negare opportunità di carriera perché ritenute (a priori) “incompatibili con la mia disabilità”. Una persona con disabilità non può essere un leader credibile? 

Fa riflettere il fatto che, troppo spesso, anche le associazioni che, in teoria, difendono i diritti delle persone con disabilità, quando si fanno loro presenti episodi di discriminazione di questo tipo, rispondono, anche un po’ seccate, di “non fare troppe storie” e “pensare a chi un lavoro neanche ce l’ha”. È vero: la stragrande maggioranza delle persone con disabilità, ad oggi, è del tutto esclusa dal mondo del lavoro. Ma questa è forse una buona ragione per avvalorare, indirettamente, il fatto che disabilità e carriera siano, di fatto, considerate incompatibili?

Solo quando inizieremo, noi per primi, a superare questa visione assistenzialista e a pretendere, per tutti, l’effettiva parità di diritti (e doveri) e di possibilità di accesso ad opportunità di lavoro (e carriera) commisurate all’esperienza, alle competenze e, naturalmente, compatibili anche con la condizione di ciascun individuo potremo davvero parlare di progresso ed inclusione.

 

Lavoro agile, un’opportunità per le persone con disabilità

Questo non è un lunedì come gli altri. Infatti, oggi inizia la Settimana del Lavoro Agile, che, proseguendo la tradizione instauratasi negli ultimi anni con la Giornata del lavoro agile, promuoverà, dal 22 al 26 maggio, modalità alternative (per l’appunto, “agili”) di lavoro, rispetto al tradizionale ufficio. Per i dipendenti delle aziende e degli enti pubblici che aderiscono all’iniziativa, per tutta la settimana, sarà possibile lavorare non solo dall’ufficio, ma anche da casa, da co-working o altre postazioni alternative. L’obiettivo di questa iniziativa è favorire una migliore qualità della vita dei lavoratori, riducendo lo stress derivante dagli spostamenti necessari per raggiungere i luoghi di lavoro, con un benefico effetto anche su traffico e qualità dell’aria delle nostre città.

Settimana del lavoro agile 2017

La locandina della Settimana del Lavoro Agile del Comune di Milano

Il “lavoro agile” (o “smart working“) può rappresentare un’ottima opportunità d’inclusione lavorativa (e, quindi, sociale) anche per le persone con disabilità, per le quali è spesso difficile conciliare i ritmi lavorativi e le esigenze di cura o di riposo fisico. Nei giorni scorsi, il Parlamento ha approvato la legge sul lavoro autonomo, che contiene importanti novità anche per quanto riguarda le norme che regolamentano questa modalità di lavoro, idonea a profili impiegatizi e manageriali. Il progresso tecnologico e l’utilizzo sempre più diffuso, in ambito aziendale, di piattaforme web, mobili e in cloud ha reso, ormai, in buona parte superato il vecchio modello di lavoro da svolgersi obbligatoriamente da un ufficio condiviso: infatti, è sufficiente una connessione Internet per poter lavorare e dialogare con i colleghi sparsi ovunque nel mondo in pochi secondi, come se fossero alla scrivania accanto.

lavoro agile smart working

lavoro agile: cosa prevede la legge?

In base alle nuove norme, è sufficiente un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro per stabilire che il primo presterà la propria opera, a tempo determinato o indeterminato, con  il lavoro agile. Nel caso di accordo a tempo indeterminato, per fare marcia indietro rispetto alla modalità lavoro agile è necessario un preavviso non inferiore a 30 giorni, che sale a 90 giorni nel caso in cui il recesso da parte del datore di lavoro riguardi un rapporto di lavoro agile con un lavoratore con disabilità. Il passaggio alla modalità smart è risolvibile da entrambe le parti con preavviso. In presenza di un giustificato motivo, si può recedere senza preavviso nell’accordo a tempo indeterminato e prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato. Il tutto, senza disparità di trattamento rispetto ai colleghi che lavorano dall’ufficio e con il “diritto alla disconnessione“, vale a dire a pause e orari di lavoro non superiori ai limiti previsti dalla legge.

Rimangono ancora alcuni punti da definire meglio, ma questa novità rappresenta comunque un importante passo avanti verso modalità di lavoro più al passo coi tempi e, complessivamente, più rispondenti alle esigenze di tutte le tipologie di lavoratori.

Decreto Milleproroghe e diritto al lavoro per le persone con disabilità

Nei giorni scorsi, con l’approvazione (per adesso, solo al Senato, in attesa che si pronunci la Camera dei Deputati) del cosiddetto “Decreto Milleproroghe“, un’autentica doccia gelata si è abbattuta sulle speranze di più di 70.000 persone con disabilità di riuscire a vedere, finalmente, riconosciuto (seppure con l’aiuto di un’ulteriore legge) un diritto che, per tutti, è sancito dall’articolo 4 della nostra Costituzione: il diritto al lavoro.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

Infatti, se fosse approvato anche dalla Camera, il Decreto Milleproroghe farebbe slittare al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore, per le aziende con più di 15 dipendenti, dell’obbligo di assumere (indipendentemente dalla volontà o necessità di effettuare nuove assunzioni) lavoratori con disabilità, per non incorrere nelle relative sanzioni, introdotte col Jobs Act. Rimarrebbe, naturalmente (e fortunatamente!) l’obbligo di assumerli nelle quote previste in caso di nuove assunzioni. Ma resta il fatto che, con l’eventuale (ennesimo) slittamento di un obbligo più stringente, si porrebbe un altro ostacolo (anche in questo caso, l’ennesimo) all’effettiva inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, con le ovvie ricadute sul loro riconoscimento come membri a pieno titolo della società.

Esistono aziende che, trovandosi nella necessità di assumere nuovi lavoratori, non si fanno condizionare dall’eventuale disabilità, ma scelgono la persona in virtù delle sue competenze o esperienze, valorizzandola e consentendole di dare un fattivo contributo all’attività e alla crescita dell’azienda stessa. Ma queste rappresentano ancora delle sporadiche, per quanto lodevolissime, eccezioni, a fronte di tante altre che, pur di non assumere il (supposto) “peso morto” (il pregiudizio secondo il quale la “categoria protetta” lavora poco ed è “sempre in malattia” è duro a morire…), pagano la multa o di quelle che assumono le “categorie protette” (niente da fare: questa dicitura non riesco proprio a farmela piacere…), anche qualificate, per poi destinarle a mansioni poco rilevanti o ostacolarne, di fatto, la crescita professionale e la carriera.

decreto milleproroghe e lavoro disabili

Mi è capitato spesso, negli anni, di essere contattata da aziende o società di selezione che mi offrivano un lavoro in quanto “categoria protetta”, senza prestare la minima attenzione al mio curriculum (non esattamente privo né di titoli, né di esperienze qualificate, per mia fortuna). Alla mia obiezione “Ma ha letto il mio curriculum?”, la risposta è, più o meno, sempre la stessa: “Eh… ma cercano una categoria protetta… e Lei lo è”. Come a dire: “Ti sto offrendo un lavoro, e ti lamenti pure?”. La cosa triste è che questo atteggiamento, spesso, si riscontra anche nelle associazioni o negli organismi che dovrebbero tutelare il diritto al lavoro (e alle pari opportunità anche in quell’ambito) delle persone con disabilità: “Ti hanno offerto/Hai un lavoro, che vuoi di più? Pensa a chi non ce l’ha!”.

Ecco, questi atteggiamenti non si modificano o cancellano certamente solo a colpi di legge. Serve –come ha evidenziato anche Daniele Regolo, founder di Jobmetoo- lavorare molto sulla cultura della disabilità, far arrivare ovunque il messaggio secondo il quale la condizione di disabilità non è, di per sé, incompatibile con la possibilità di lavorare, anche ricoprendo ruoli di responsabilità (dove sta scritto che la persona con disabilità non può fare carriera?). Ma, nell’attesa che il lavoro anche su questo (enorme) fronte produca i propri frutti, è necessario che sia la legge a garantire questo diritto (non “gentile concessione”). E il Decreto Milleproroghe non va certo in questa direzione.