Aspasso Bike: la bicicletta per tutte le esigenze

Lo confesso: tra le esperienze che mi mancano, anche a causa della disabilità con la quale convivo praticamente da sempre, c’è l’andare in bicicletta. Col mio equilibrio a dir poco precario, questo mezzo di trasporto è sempre stato inavvicinabile, per me, e non mi restava che guardare, con una punta d’invidia, gli altri bambini che sfrecciavano davanti a me pedalando. Oggi, però, per fortuna, anche chi ha una disabilità motoria può vivere l’esperienza di un giro in bici, grazie ad Aspasso Bike, un progetto di “mobilità speciale” tutto “made in Italy”, che ha proprio l’obiettivo di consentire a tutti di spostarsi e divertirsi in bicicletta.

Il logo di Aspasso

aspasso: una bici per ogni esigenza

Aspasso VeloplusAspasso mette a disposizione degli utenti vari modelli di biciclette, progettati con cura per  adattarsi alle esigenze più disparate. Per esempio, c’è Veloplus, il modello con pedalata assistita pensato per le persone su sedia a rotelle, che possono godersi la passeggiata in bicicletta, insieme ad un accompagnatore, in tutta sicurezza e senza doversi spostare dalla propria carrozzina, grazie alla pedana basculante ed autobloccante.

Aspassobike OpairOpair, invece, è un modello “2 in 1”, visto che la seduta passeggero può anche essere sganciata dalla bicicletta, per usarla come una sedia a rotelle vera e propria. Anch’essa dotata di pedalata assistita, è altamente configurabile, per garantire il massimo comfort a tutti gli utenti.

 

 

Aspasso - Fun2GoPer chi, invece, ha disabilità motorie diverse, c’è Fun2Go, un modello nel quale anche il passeggero può pedalare, anche se i comandi che consentono di controllare il veicolo si trovano esclusivamente sul manubrio dell’accompagnatore… Un po’ come avviene sulle auto che vengono utilizzate durante le lezioni di guida, insomma.

Tutti i modelli di Aspasso Bike sono personalizzabili graficamente (per esempio, aggiungendo il nome del proprietario o il logo di un’azienda) e adattabili e possono essere dotati di ulteriori accessori, per soddisfare anche le esigenze più specifiche.

Siete interessati ad acquistare un modello di Aspasso Bike o, semplicemente, volete saperne di più? Potete contattare direttamente i responsabili del progetto, tramite il sito ufficiale.

 

“Pagaiando abilmente”: la canoa per tutti

Abbiamo parlato spesso dell’importanza dello sport nel processo d’inclusione delle persone con disabilità. Negli ultimi anni, si sono moltiplicate (per fortuna!) le iniziative che si pongono proprio il superamento delle barriere, architettoniche e culturali, attraverso la pratica sportiva, come obiettivo principale. Tra queste rientra anche “Pagaiando abilmente“, il progetto ideato dal Circolo Nautico “Teocle” di Giardini Naxos (ME), che, nei suoi 60 anni di storia, ha contribuito ad avvicinare molti giovani e giovanissimi alla pratica del canottaggio, vedendo riconosciuto tale impegno anche con la “Croce di Bronzo per i meriti sportivi”.

locandina "Pagaiando abilmente"

“Pagaiando abilmente” nasce dall’idea di avvicinare tutti i giovani alla pratica di questa disciplina, senza alcuna distinzione, per dare a tutti la possibilità di vivere pienamente il rapporto col mare, attraverso la pratica sportiva, con innumerevoli benefici in termini di sviluppo psico-fisico e, di riflesso, di contribuire fattivamente alla crescita della società nella quale vivono. E ciò sarà fatto non solo tramite corsi tenuti da istruttori formati per interagire anche con ragazzi con disabilità di vario genere, che si avvarranno di canoe e supporti adeguati alle esigenze specifiche dei vari praticanti, ma anche attraverso un processo di ristrutturazione della sede del circolo, che si trova sul mare di Giardini Naxos, per abbattere le barriere architettoniche e renderla pienamente accessibile.

Tutto ciò, però, ha dei costi non indifferenti. Per questo motivo, il progetto “Pagaiando abilmente” è tra quelli finanziabili attraverso il crowdfunding sulla piattaforma OSO – Ogni Sport Oltre promossa dalla Fondazione Vodafone proprio per far conoscere e sostenere progetti che vogliano diffondere la cultura dello sport e il valore sociale della pratica di una disciplina sportiva. Si può contribuire a finanziare il progetto donando una cifra dai 5 € in su attraverso la pagina dedicata a “Pagaiando abilmente” sul sito di OSO. Abbiamo a disposizione ancora poche settimane per aiutare il progetto a raggiungere l’obiettivo di raccogliere i 6.000 € necessari  per adeguare la pendenza della rampa di accesso alla spiaggia, realizzare un sistema meccanico di sollevamento, delimitare una piscina in mare aperto ed acquistare delle canoe adeguate alle esigenze di persone con disabilità. Ci proviamo?

Sport invernali e accessibilità: lo sci “per tutti”!

Siamo quasi in inverno, un periodo dell’anno spesso ricco d’insidie per chi ha difficoltà motorie: temperature gelide, neve e piogge battenti non sono esattamente “amiche” di chi fa i conti quotidianamente con problemi fisici. Che dite? “Almeno ci si potesse distrarre e divertire sciando o dedicandosi agli sport invernali!”. Beh, buone notizie: con qualche accorgimento e un po’ di preparazione, anche chi ha una disabilità motoria o sensoriale può divertirsi a sfrecciare sulla neve, grazie alle varie forme di handiski, una variante dello sci che, con tecniche specifiche e con l’utilizzo di vari supporti, è adatta alle esigenze di tutti, indipendentemente dalla disabilità specifica: perfino le persone paraplegiche possono farlo!

sport invernali per disabili

Sono sempre più numerosi gli impianti attenti all’accessibilità per i portatori di handicap e a consentire anche a chi ha una disabilità d’imparare a sciare, puntando anche a portare i più “dotati” ad un livello di preparazione tale da permettere loro di cimentarsi nei giochi paralimpici dedicati agli sport invernali. Per esempio, in provincia di Reggio Emilia, opera lo Sci Club “Lupi di Civago“, che organizza corsi tenuti da maestri appositamente addestrati, riservati a persone con disabilità motorie o sensoriali e, in questi anni, ha preparato anche atleti che si sono cimentati nelle Paralimpiadi invernali.

monosci

A Folgaria, in provincia di Trento, grazie al progetto “Scie di passione“, anche le persone con disabilità possono seguire lezioni di sci dedicate, tenute anche da maestri preparati (tra i quali anche uno con disabilità), che utilizzano anche strumenti come dual-sci, monosci, bass-board (uno snowboard speciale, pensato proprio per chi ha una disabilità motoria) per consentire proprio a tutti di divertirsi dedicandosi agli sport invernali (sci di fondo compreso) ed usufruendo anche di rifugi accessibili a tutti. Inoltre, in Trentino, Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia, gli sciatori con disabilità e i loro accompagnatori hanno diritto a sconti consistenti sul costo degli skipass.

sci disabili

Quindi, perché rinunciare a priori? Con qualche ricerca e organizzandosi per tempo, tutti possono divertirsi sulla neve!

Metti una sera (accessibile) alla Scala…

Madama Butterfly - locandinaSi avvicina il 7 dicembre, che, a Milano, significa festa del patrono (S. Ambrogio) e apertura della stagione del teatro più celebre della città: la Scala. Quest’anno, l’opera scelta per la “prima” è la “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, la struggente storia dell’amore della giovane geisha Cho Cho-san per Pinkerton (ricordate la celebre aria “Un bel dì vedremo“?). Vi piacerebbe assistere ad una delle rappresentazioni dell’opera nella suggestiva cornice della Scala, ma vi preoccupa l’accessibilità del teatro stesso e dei posti? Buone notizie: il teatro mette a disposizione degli spettatori con disabilità motoria (in carrozzina e non) e dei loro accompagnatori alcuni posti in platea (area nella quale l’accessibilità è facilitata da alcuni scivoli e che dispone anche di un bagno attrezzato per le persone con disabilità), in tutte le rappresentazioni. Per l’esattezza, vi sono:

  • 3 posti riservati agli spettatori su sedia a rotelle (e relativi accompagnatori)
  • 1 posto riservato a spettatori con grave invalidità o ridotta capacità motoria (più accompagnatore)

Teatro alla Scala

Il biglietto per l’accompagnatore è gratuito, mentre quello per la persona con disabilità è venduto a prezzi agevolati, secondo questo listino:

  • Opera: da € 80
  • Balletto: da € 50
  • Sinfonica: da € 40
  • Recital piano: € 40
  • Recital di canto: € 17
  • Concerto di Natale: € 60
  • 7 Dicembre: € 250

Teatro alla Scala - interni

Vi state chiedendo come riservare il vostro posto alla Scala? Per il 7 dicembre i tempi sono un po’ stretti, ormai, ma potete sempre assistere ad una delle repliche dell’opera o ad un’altra delle rappresentazioni in programma per la stagione scaligera. Tutto ciò che dovete fare, una volta individuata quella che v’interessa sul sito del teatro e verificato che le vendite dei biglietti siano iniziate, è contattare la Biglietteria Centrale della Scala al numero 02/88796112 per riservare il vostro posto e acquistare il relativo biglietto. Ricordate di specificare sempre, quando prenotate, se utilizzate una sedia a rotelle o avete bisogno del posto a sedere: eviterete problemi al momento della rappresentazione!

Vi ho fatto venire voglia di vedere la “Madama Butterfly” alla Scala? Bene: scaricate il libretto per seguire meglio la rappresentazione!

Teatro-terapia, per conoscersi ed esprimersi

Il teatro, da sempre, è visto come una sorta di “rito purificatore” (non per niente, Aristotele diceva che la finalità del teatro era, per l’appunto, la catarsi), una forma di psicoterapia, intesa come espressione dell’animo umano, con tutte le sfumature e le contraddizioni del caso. Proprio da questa considerazione nasce la teatro-terapia, un percorso di cura e crescita personale che si basa sulla messa in scena del proprio vissuto attraverso l’improvvisazione teatrale, coniugando recitazione (in primis, il celebre metodo Stanislavskij) e psicologia (da Winnicott a Freud e Jung).

Teatro-terapia

La teatro-terapia può essere applicata praticamente su tutti, dai bambini agli anziani, compresi i soggetti con disabilità psichica. Naturalmente, a seconda dei destinatari della terapia, cambiano le finalità della stessa: nel caso dei bambini, l’attenzione è posta prevalentemente sull’aspetto pedagogico, mentre, quando si applica a persone con disabilità, l’obiettivo è la riabilitazione. In generale, però, l’obiettivo principale di questa tecnica è l’armonizzazione del rapporto tra corpo, voce e mente, nella relazione con gli altri, con se stessi e con la propria creatività. Ma come funziona, concretamente?

Teatro-terapia bambini

Sotto la guida di un teatro-terapeuta, che è psicologo e teatrante specializzato che ha frequentato un apposito corso triennale, le persone vengono aiutate a dare voce ai propri vissuti, superando gradualmente eventuali blocchi per entrare in armonia con se stessi e con gli altri e socializzare, utilizzando il corpo, la voce e la mimica. Nel caso di soggetti nevrotici o border-line, il compito del terapeuta è quello di aiutarli a sviluppare il proprio io adulto. Nell’arco delle varie sedute che costituiscono il percorso di teatro-terapia, le persone conoscono meglio se stesse e gli altri, affrontano le proprie paure e fragilità, diventano consapevoli dei propri limiti, imparando a non giudicarsi e non giudicare, accettando se stesse e gli altri per come sono. Ciò è reso possibile anche dall’improvvisazione, che consente di esprimere con maggiore libertà i propri vissuti, protetti dal “fare finta” di essere qualcun altro.

teatro-terapia disabili

I percorsi di teatro-terapia si stanno diffondendo sempre di più, un po’ in tutta Italia. Per restare aggiornati su tutte le attività, potete consultare il sito della FIT (Federazione Italiana di Teatro-Terapia). Pronti ad andare in scena?

 

Blindly dancing: per ballare gli occhi non servono

Avete mai provato a bendarvi gli occhi e a fare, in questa situazione, le cose che fate di solito vedendo (mangiare, camminare, etc.)? A me è capitato di farlo qualche anno fa, per qualche ora, e, dopo il disagio e il disorientamento iniziali, ho vissuto un’esperienza decisamente unica. Ma, in quell’occasione, non avevo provato a ballare “al buio“. Ho ripensato per caso a quell’esperienza leggendo su un magazine la storia di Elena Travaini e della “blindly dancing, il metodo da lei inventato per coltivare la sua grande passione per la danza oltre i limiti che, agli occhi della maggior parte della gente, le imporrebbe il tumore alla retina con il quale convive fin dalla nascita e che l’ha resa praticamente cieca. Probabilmente, molti di voi l’avranno vista esibirsi, insieme al suo compagno, Anthony Carollo, nell’ultima edizione di “Ballando con le stelle“, il varietà di Rai1 dedicato, appunto, al ballo. I due, tra l’altro, saranno protagonisti del cortometraggio “Blurred” (letteralmente: “sfocato”), che sarà presentato al prossimo festival del cinema di Berlino.

Blindly dancing

Ma in cosa consiste, esattamente, la “blindly dancing“? La risposta è semplice: come dice la parola stessa, si tratta di una danza al buio, nella quale i ballerini portano una benda sugli occhi, in modo tale da potersi concentrare, durante il ballo, sul proprio corpo e sulle sue sensazioni ed emozioni. In tal modo, ballerini con disabilità visiva e ballerini vedenti possono ballare insieme e condividere fino in fondo l’esperienza del ballo. Attraverso questo metodo, oltre a scoprire se stessi ed entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni più profonde, s’impara anche a fidarsi della persona con la quale si sta ballando e ad “ascoltarla”. Perciò la “blindly dancing” viene spesso utilizzata anche per sensibilizzare contro il bullismo, che, in fondo, nasce proprio dall’incapacità di provare empatia verso l’altro, verso chi vive una situazione o condizione che non si conosce.

Elena e Anthony hanno costituito una onlus, per portare in giro per l’Italia e l’Europa la blindly dancing e il suo messaggio profondo: non ci sono confini invalicabili, se ci si lascia guidare dalle proprie sensazioni e passioni, aprendosi al prossimo.

“Cinema senza barriere”: i film accessibili a tutti

Dopo la pausa estiva, riparte “Cinema senza barriere“, la rassegna cinematografica accessibile a tutti organizzata da A.I.A.C.E. (Associazione Italiana Amici del Cinema d’Essai) che, nell’ambito della propria attività di promozione del cinema in tutte le sue forme, è impegnata da anni a far sì che la “settima arte” sia fruibile da tutti, compresi quanti hanno una disabilità anche di tipo sensoriale.

La rassegna è giunta all’undicesima edizione. Partita nel 2005 dallo “Spazio Oberdan” di Milano, oggi si estende anche a Roma (al “Cinema dei Piccoli”), Bari (“Multicinema Galleria”), Brescia (“Cinema Nuovo Eden”) e Venezia (Centro Candiani).

Cinema senza barriere

Una volta al mese, grazie alla collaborazione di ENS (Ente Nazionale Sordi) e UIC (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), anche gli spettatori sordi e ciechi o ipovedenti potranno godersi i film più acclamati: i primi possono leggere i sottotitoli integrati, mentre i secondi ricevono all’ingresso delle cuffie ad infrarossi, con le quali possono ascoltare il commento audio, che aggiunge ai dialoghi del film indicazioni sullo stato d’animo dei personaggi, il contesto, i paesaggi, le modalità di ripresa.

L’obiettivo di “Cinema senza barriere” non è solo quello di consentire a ciechi e sordi di vedere un film: si punta, tramite un classico luogo d’aggregazione, qual è il cinema, a favorire la piena inclusione anche delle persone con disabilità sensoriale nella società.

cinema popcornPerché queste persone dovrebbero limitarsi a vedere i film in DVD a casa propria, privandosi del piacere di una serata al cinema con amici o familiari e -perché no?- di scambiare un’opinione sui film del momento coi colleghi di lavoro durante una pausa caffè? Basta poco per aiutarle a superare il loro handicap, al cinema: allora, perché non farlo?

Il programma delle sale aderenti a “Cinema senza barriere” è disponibile e costantemente aggiornato sul sito dell’iniziativa. Speriamo che il loro numero cresca sempre di più, così come l’attenzione ai bisogni (culturali e non) di tutti.

Intanto, buona visione!

Spiagge accessibili: come riconoscerle?

Si parla sempre più spesso della necessità di incrementare ulteriormente il numero delle spiagge accessibili, in Italia e non solo, per consentire a tutti, persone anziane o con disabilità e famiglie comprese, di godersi una vacanza al mare senza preoccupazioni né barriere architettoniche.

Ma come riconoscere le spiagge e gli stabilimenti effettivamente accessibili? Quali sono i requisiti che debbono necessariamente avere?

Diciamo subito che, perché una spiaggia o uno stabilimento venga considerato accessibile ai termini di legge, non è sufficiente che vi sia una passerella che consente di andare comodamente dallo stabilimento balneare alla spiaggia e viceversa. Le disabilità sono diverse e, di conseguenza, diverse sono le esigenze dei singoli individui, tutte da soddisfare meglio che si può.

Il Laboratorio Nazionale del Turismo Accessibile ha stilato delle linee guida che aiutano a fare chiarezza sui requisiti irrinunciabili per le spiagge accessibili:

  1. presenza di un parcheggio adiacente allo stabilimento balneare;
  2. percorso pedonale adeguato e riconoscibile, che conduce allo stabilimento;
  3. accesso alla reception e al bar di spiaggia;
  4. servizio igienico adeguato;
  5. doccia adeguata;
  6. accesso all’area attrezzata della spiaggia (ombrelloni, lettini, ecc) mediante adeguata passerella;
  7. spogliatoio adeguato;
  8. sistema di guida e orientamenti specifici per persone cieche e ipovedenti.

spiagge accessibili

Avrete notato che c’è un aggettivo ricorrente, in quest’elenco: “adeguato”, vale a dire conforme alla legge 9 gennaio 1989, n.13 Disposizione per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” e la relativa Circolare n.259 del 23 gennaio 1990 del Ministero della Marina Mercantile, che ne estende l’applicazione agli stabilimenti balneari, mentre, per l’accessibilità a bar e ristoranti, il riferimento è la DM 236/89.
Se manca anche uno solo dei requisiti essenziali, lo stabilimento balneare o la spiaggia non possono essere definiti accessibili.

Ci sono, poi, dei requisiti “ottimali”, vale a dire non indispensabili, ma auspicabili, per la totale accessibilità della spiaggia o dello stabilimento balneare:

  1. presenza di un parcheggio riservato in prossimità dell’accesso allo stabilimento;
  2. accesso a tutti i servizi presenti (area ricreativa, ristorazione, ecc);
  3. possibilità di scegliere una postazione sulla spiaggia che possa essere attrezzata e resa accessibile;
  4. presenza di ausili che consentano di entrare e uscire dall’acqua;
  5. presenza, nell’area ricreativa, di giochi utilizzabili da bambini con disabilità.

Oltre ai requisiti relativi all’infrastruttura, è utile evidenziare anche i servizi che caratterizzano  le spiagge accessibili: la disponibilità di informazioni e comunicazioni chiare e puntuali sull’offerta della spiaggia, per consentire una scelta adeguata alle esigenze di tutti i clienti; la manutenzione costante delle infrastrutture per garantire un servizio di qualità continuativo; l’accoglienza che la struttura dovrebbe fornire alle persone con esigenze specifiche, assicurando non solo la maggiore autonomia possibile, ma anche supporto con personale qualificato e adeguatamente formato per rispondere alle esigenze degli ospiti con necessità specifiche.

Fortunatamente, aumentano anche in Italia gli stabilimenti accessibili anche da questo punto di vista: è auspicabile non siano più una lodevole eccezione,ma la regola.

“Dialogo nel Buio”: non serve vedere per guardare lontano

Da dieci anni, l’Istituto dei Ciechi di Milano ospita “Dialogo nel Buio“, una suggestiva mostra/ percorso della durata di un’ora, immersi nella totale oscurità.

"Dialogo nel Buio"

Una mostra, quindi, nella quale i visitatori – accompagnati da un’esperta guida non vedente– possono esplorare gli ambienti (interni ed esterni) del percorso affidandosi a tutti i sensi, ad esclusione della vista.

Al buio, tutto acquista un “sapore” diverso: dal cibo che si può degustare durante la cena (da prenotare a parte, in aggiunta al percorso), al caffè, al profumo dei fiori, fino alla percezione dello spazio e di se stessi. Non si tratta, però, di una semplice simulazione della condizione di cecità: “Dialogo nel Buio” è più un modo per sperimentare come, in assenza di luce, gli altri sensi si attivano ancor più potentemente, restituendo un’esperienza più profonda della realtà e dell’interazione con gli altri partecipanti al percorso.

Il percorso di “Dialogo nel Buio” si sperimenta a gruppi di 8 persone, dai 6 anni in su (gli “under 18” possono partecipare solo se accompagnati da un adulto), più la guida. Non è, ovviamente, consentito portare con sé durante il percorso nulla di luminoso, inclusi cellulari e smartphone: tutti gli oggetti che potrebbero distrarre durante il percorso vanno depositati negli appositi armadietti prima d’iniziare.

Data la particolarità dell’esperienza, “Dialogo nel Buio” è, sì, accessibile anche a chi ha disabilità motorie, sensoriali o psichiche, ma con qualche accorgimento:

  • L’eventuale condizione di disabilità va segnalata al momento della prenotazione, per consentire di organizzare l’assistenza, qualora fosse necessaria. 
  • Chi utilizza stampelle o altri ausili per camminare può servirsi delle sedie a rotelle che vengono messe a disposizione direttamente in loco. 

Nel mese di agosto, “Dialogo nel Buio” si prende una pausa, ma la mostra/percorso riprenderà puntuale a settembre (per prenotare o per avere maggiori informazioni, consultate il sito web).

Non perdete l’occasione di fare quest’esperienza o regalarla ai vostri cari! Scoprirete che, anche per chi non vede, la vita non è necessariamente piatta o triste: è semplicemente diversa.

Dance, dance, dance: alla scoperta della danceability

Si può ballare, se si ha una disabilità motoria? D’istinto, verrebbe da rispondere no. Ma la realtà è, fortunatamente, diversa.

Era il 1987 quando due coreografi statunitensi, Alito Alessi e Karen Nelson, creavano la danceability, un metodo di danza basato sul principio per cui tutti, disabili compresi, hanno la possibilità e il diritto di esprimere la propria verve artistica anche nella danza. Come? Basta trovare il metodo adeguato alle possibilità di ciascuno.

A distanza di quasi 30 anni, il metodo ideato dai due coreografi ne ha fatta di strada. Oggi, Alessi è il promotore di DanceAbility® International, un’organizzazione che si pone come obiettivo quello di promuovere il metodo, e la filosofia sulla quale si fonda, in tutto il mondo (Italia compresa!), con workshop, corsi e spettacoli.

danceability

Ma a chi è destinata la danceability? Solo disabili (motori, psichici o sensoriali che siano)? No, tutt’altro! Durante le lezioni, viene incoraggiata l’interazione continua tra disabili e normodotati, nella libera espressione consentita dalla danza. Non ci sono schemi, né passi giusti o sbagliati, né regole rigide: sta alla creatività e alla fantasia di ciascuno inventare la coreografia che gl’ispira la musica, secondo le proprie capacità e possibilità.

Inoltre, questo metodo si rivela particolarmente utile anche per coloro che lavorano direttamente con persone disabili, perché consente di apprendere metodologie efficaci per stabilire un contatto più diretto ed efficace con loro.

Senza contare che, non “ghettizzando” le persone disabili in “lezioni dedicate”, ma mischiandole ai cosiddetti “normodotati”, la danceability riesce là dove, molte volte, si arenano molte buone intenzioni: favorire e creare, attraverso l’esperienza della danza, l’effettiva integrazione delle persone con disabilità (che sono, per l’appunto, persone, prima che patologie), sovvertendo e, spesso, demolendo i pregiudizi e i preconcetti- ancora fin troppo diffusi e radicati- che circondano disabilità e dintorni.

Allora, che ne dite: ci lanciamo in pista?