Recruiting Day Verona 2018: un’opportunità concreta

Abbiamo già avuto modo di parlare in più occasioni del Diversity Day, l’evento che facilita l’incontro diretto e personale tra aziende e persone con disabilità di vario tipo in cerca di un’opportunità lavorativa. Dopo il successo di Roma e Milano, quest’anno il Diversity Day aggiunge una nuova meta al proprio “tour”: Verona. Sarà proprio la città di Giulietta ad ospitare, il 7 novembre, il Recruiting Day, una giornata di incontri e colloqui programmati tra aziende prestigiose e persone con disabilità desiderose di farsi conoscere al di là del solito curriculum.

Recruiting Day

Il Diversity Day di Milano

recruiting day: dove e quando?

Il Recruiting Day si svolgerà dalle 9:30 alle 15:30 nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia, in Piazza Bra, nel cuore della città. Oltre a sostenere colloqui individuali con le aziende aderenti all’iniziativa (tra le quali, solo per citarne qualcuna: Accenture, ENI, Tigotà, Decathlon, GSK, Marriott, LIDL, Umana, Unicredit), i partecipanti all’evento potranno anche avvalersi della consulenza di esperti del settore per rivedere il proprio curriculum e prepararsi al meglio all’incontro con il potenziale datore di lavoro. Inoltre, come già avvenuto nelle altre tappe dell’evento, anche a Verona le persone sorde che ne faranno richiesta avranno a disposizione due interpreti LIS . Come richiedere questo supporto? Semplicemente, inviando una mail a info@diversityday.it.

logo Diversity Day

 

come iscriversi al recruiting day?

Per iscriversi al Recruiting Day di Verona, dal sito della manifestazione, si può raggiungere la piattaforma online che consente di completare il processo di registrazione in pochi passaggi, con la possibilità, per chi vuole, di accedere anche utilizzando il proprio profilo Facebook o LinkedIn, così da compilare in automatico alcuni dei campi richiesti. Il mio consiglio? Se avete un profilo LinkedIn (se non l’avete e cercate lavoro, vi consiglio di crearne subito uno!) curato e aggiornato, usate quello:  il “social recruiting” è sempre più utilizzato dalle aziende!

Aggiornate cv e profilo LinkedIn, iscrivetevi e… Buona fortuna!

Disabilità e carriera: binomio impossibile?

Data la mia condizione di donna e lavoratrice con una disabilità fisica evidente, mi capita spesso di trovarmi di fronte a “muri” più o meno evidenti, quando si tratta di avere accesso non semplicemente ad un lavoro (cosa, di per sé, importantissima, come abbiamo più volte sottolineato anche qui, per la dignità e l’autonomia delle persone con disabilità), ma anche alla possibilità di fare carriera, come chiunque altro, in virtù delle esperienze maturate e delle competenze acquisite. Ma, il più delle volte, mi è toccato constatare (non senza una punta di amarezza) che, quando si parla di disabilità e carriera, c’è ancora moltissima strada da fare, soprattutto a livello culturale.

Gradualmente, anche sotto la “spinta” di sanzioni pecuniarie,  le aziende stanno iniziando ad accettare l’idea di avere tra i propri dipendenti anche persone con disabilità. Ma siamo onesti: guardando le opportunità di lavoro pubblicate sui vari portali specializzati, quante di quelle rivolte alle “categorie protette” si riferiscono a mansioni altamente qualificate e specializzate? Eppure, le persone con disabilità con alti livelli di scolarizzazione, esperienza professionale di rilievo e competenze avanzate non mancano. Perché, dunque, in Italia e non solo, è così difficile superare il pregiudizio secondo il quale, tutt’al più, la “categoria protetta” (soprattutto se ha una disabilità fisica evidente) può svolgere mansioni di basso livello, che, preferibilmente, non implichino il contatto con clienti di rilievo? Perché disabilità e carriera sembrano essere ancora incompatibili?

Sono molti i lavoratori con disabilità che, pur avendo un’occupazione, si trovano quotidianamente sottoposti a forme di discriminazione più o meno sottili, quando non a veri e propri ricatti. Molti, in questi mesi, hanno scritto in privato a Move@bility per raccontare le proprie difficoltà anche in tal senso (senza contare quanti sono ormai scoraggiati, dopo anni d’inutile ricerca di un posto di lavoro qualificato e commisurato alle loro competenze ed esperienze). E anche a me è capitato direttamente, durante il mio percorso professionale, di vedermi negare opportunità di carriera perché ritenute (a priori) “incompatibili con la mia disabilità”. Una persona con disabilità non può essere un leader credibile? 

Fa riflettere il fatto che, troppo spesso, anche le associazioni che, in teoria, difendono i diritti delle persone con disabilità, quando si fanno loro presenti episodi di discriminazione di questo tipo, rispondono, anche un po’ seccate, di “non fare troppe storie” e “pensare a chi un lavoro neanche ce l’ha”. È vero: la stragrande maggioranza delle persone con disabilità, ad oggi, è del tutto esclusa dal mondo del lavoro. Ma questa è forse una buona ragione per avvalorare, indirettamente, il fatto che disabilità e carriera siano, di fatto, considerate incompatibili?

Solo quando inizieremo, noi per primi, a superare questa visione assistenzialista e a pretendere, per tutti, l’effettiva parità di diritti (e doveri) e di possibilità di accesso ad opportunità di lavoro (e carriera) commisurate all’esperienza, alle competenze e, naturalmente, compatibili anche con la condizione di ciascun individuo potremo davvero parlare di progresso ed inclusione.

 

“Lombardia Facile”, una regione accessibile a tutti

Da qualche settimana, i cittadini lombardi con disabilità hanno a disposizione un nuovo servizio: “Lombardia Facile“, il portale che raccoglierà tutte le informazioni utili, come suggerisce il nome stesso del progetto, a facilitare la vita quotidiana delle persone con disabilità.

"Lombardia Facile"

Dalla previdenza al lavoro e alla scuola, dal turismo allo sport e al tempo libero: su “Lombardia Facile” sarà, gradualmente, possibile reperire tutte le informazioni su normative, agevolazioni e servizi a disposizione di cittadini residenti e turisti con disabilità in Lombardia.

Nato dalla collaborazione tra Regione Lombardia e associazioni ed organizzazioni che rappresentano e difendono i diritti di varie categorie di persone con disabilità, motoria e sensoriale, il progetto “Lombardia Facile” vuole rimuovere tutti gli ostacoli e le barriere (fisiche e informative) che, ad oggi, complicano la vita di chi ha una disabilità o esigenze speciali.

Il portale presta una grande attenzione in particolare ai temi della mobilità e del turismo accessibile. Su “Lombardia Facile”, infatti, è disponibile un motore di ricerca attraverso il quale è possibile accedere ad informazioni sull’accessibilità di vari monumenti, musei e luoghi d’interesse artistico e culturale della Lombardia.

Inoltre, sul sito è possibile reperire tutte le informazioni su un altro servizio, attivo dal 2001, dedicato alle persone con disabilità: SpazioDisabilità, che offre consulenza su vari argomenti legati alla disabilità. SpazioDisabilità è pensato sia per le persone con disabilità che per i familiari e le figure che, a vario titolo, prestano loro assistenza. Anche questo servizio è stato ripensato e si punta alla creazione di un sistema di front office diffuso su tutto il territorio regionale, aggiungendo a quello oggi disponibile presso la sede centrale della Regione altri punti informativi in tutti i capoluoghi di provincia. Dall’anno prossimo, inoltre, chi si rivolgerà a SpazioDisabilità avrà a disposizione un ulteriore servizio: la video-chat in LIS, che consentirà alle persone sorde di comunicare con gli operatori del front office grazie all’intermediazione di un interprete LIS collegato in videoconferenza.

Insomma, si stanno facendo importanti passi avanti per l’accessibilità e l’inclusione di tutti i cittadini. È auspicabile che iniziative simili vengano attivate anche in altre regioni. Ne conoscete qualcuna? Segnalatemela!

Decreto Milleproroghe e diritto al lavoro per le persone con disabilità

Nei giorni scorsi, con l’approvazione (per adesso, solo al Senato, in attesa che si pronunci la Camera dei Deputati) del cosiddetto “Decreto Milleproroghe“, un’autentica doccia gelata si è abbattuta sulle speranze di più di 70.000 persone con disabilità di riuscire a vedere, finalmente, riconosciuto (seppure con l’aiuto di un’ulteriore legge) un diritto che, per tutti, è sancito dall’articolo 4 della nostra Costituzione: il diritto al lavoro.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

Infatti, se fosse approvato anche dalla Camera, il Decreto Milleproroghe farebbe slittare al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore, per le aziende con più di 15 dipendenti, dell’obbligo di assumere (indipendentemente dalla volontà o necessità di effettuare nuove assunzioni) lavoratori con disabilità, per non incorrere nelle relative sanzioni, introdotte col Jobs Act. Rimarrebbe, naturalmente (e fortunatamente!) l’obbligo di assumerli nelle quote previste in caso di nuove assunzioni. Ma resta il fatto che, con l’eventuale (ennesimo) slittamento di un obbligo più stringente, si porrebbe un altro ostacolo (anche in questo caso, l’ennesimo) all’effettiva inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, con le ovvie ricadute sul loro riconoscimento come membri a pieno titolo della società.

Esistono aziende che, trovandosi nella necessità di assumere nuovi lavoratori, non si fanno condizionare dall’eventuale disabilità, ma scelgono la persona in virtù delle sue competenze o esperienze, valorizzandola e consentendole di dare un fattivo contributo all’attività e alla crescita dell’azienda stessa. Ma queste rappresentano ancora delle sporadiche, per quanto lodevolissime, eccezioni, a fronte di tante altre che, pur di non assumere il (supposto) “peso morto” (il pregiudizio secondo il quale la “categoria protetta” lavora poco ed è “sempre in malattia” è duro a morire…), pagano la multa o di quelle che assumono le “categorie protette” (niente da fare: questa dicitura non riesco proprio a farmela piacere…), anche qualificate, per poi destinarle a mansioni poco rilevanti o ostacolarne, di fatto, la crescita professionale e la carriera.

decreto milleproroghe e lavoro disabili

Mi è capitato spesso, negli anni, di essere contattata da aziende o società di selezione che mi offrivano un lavoro in quanto “categoria protetta”, senza prestare la minima attenzione al mio curriculum (non esattamente privo né di titoli, né di esperienze qualificate, per mia fortuna). Alla mia obiezione “Ma ha letto il mio curriculum?”, la risposta è, più o meno, sempre la stessa: “Eh… ma cercano una categoria protetta… e Lei lo è”. Come a dire: “Ti sto offrendo un lavoro, e ti lamenti pure?”. La cosa triste è che questo atteggiamento, spesso, si riscontra anche nelle associazioni o negli organismi che dovrebbero tutelare il diritto al lavoro (e alle pari opportunità anche in quell’ambito) delle persone con disabilità: “Ti hanno offerto/Hai un lavoro, che vuoi di più? Pensa a chi non ce l’ha!”.

Ecco, questi atteggiamenti non si modificano o cancellano certamente solo a colpi di legge. Serve –come ha evidenziato anche Daniele Regolo, founder di Jobmetoo- lavorare molto sulla cultura della disabilità, far arrivare ovunque il messaggio secondo il quale la condizione di disabilità non è, di per sé, incompatibile con la possibilità di lavorare, anche ricoprendo ruoli di responsabilità (dove sta scritto che la persona con disabilità non può fare carriera?). Ma, nell’attesa che il lavoro anche su questo (enorme) fronte produca i propri frutti, è necessario che sia la legge a garantire questo diritto (non “gentile concessione”). E il Decreto Milleproroghe non va certo in questa direzione.

Permessi legge 104/92: conciliare lavoro e cure

L’abbiamo ribadito più volte: avere una disabilità non pregiudica la possibilità di trovare e svolgere con efficienza un lavoro. Certo, spesso la persona affetta da disabilità grave ha bisogno di terapie continuative, non sempre conciliabili con gli orari di lavoro. Ma, per fortuna, anche in questo caso, viene in aiuto la legge 104/92. Infatti, tra le varie misure volte a garantire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, rientrano i permessi che spettano sia a chi è affetto da disabilità grave che a coloro che assistono un familiare in condizioni di grave disabilità.

di cosa si tratta?

Si tratta di un monte ore mensile, fruibile in giorni (per un massimo di 3 al mese, anche frazionabili in ore) o in ore (1 o 2 al giorno, a seconda dell’orario di lavoro), regolarmente retribuito dall’INPS, che consente al lavoratore, se disabile, di sottoporsi alle terapie necessarie, e, se parente di un disabile, di assisterlo adeguatamente.

Permessi legge 104/92

a chi spettano i permessi?

I permessi previsti dalla legge 104/92 spettano ai lavoratori dipendenti con disabilità grave o che abbiano familiari (entro il 3° grado di parentela) in stato di disabilità grave, esclusi coloro che lavorano a domicilio.

come beneficiarne?

Per beneficiare dei permessi previsti dalla legge 104/92, è innanzitutto necessario che l’apposita commissione medica accerti lo stato di disabilità grave del lavoratore disabile (o del disabile congiunto del lavoratore dipendente che li richiede). Si tratta di un accertamento ulteriore rispetto a quello di “normale” disabilità, per il quale va inoltrata apposita domanda, corredata da un certificato telematico stilato dal proprio medico di base per attestare lo stato di disabilità grave del disabile interessato, attraverso il sito Internet dell’INPS.

  • Utilizzando PIN e codice fiscale, accedere all’area relativa ai Servizi al cittadino e selezionare “Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari” e, quindi, “Acquisizione richiesta“.
  • Compilare il modulo online coi dati richiesti, selezionando le voci “Riconoscimento” e “Portatore di handicap” nella sezione immediatamente successiva a quella dei dati anagrafici.
  • Indicare il codice identificativo del certificato redatto dal medico di base.
  • Specificare la modalità di fruizione dei permessi preferita e la data di fine (in genere, la domanda va ripresentata a cadenza annuale).
  • Inviare la domanda al sistema e attendere la convocazione da parte della commissione medica.

Dal momento dell’invio della domanda, è possibile usufruire dei permessi. Qualora, in seguito alla visita, la richiesta dovesse essere rigettata, il datore di lavoro detrarrà le ore godute dal lavoratore dalla sua retribuzione (o dal monte ferie, a seconda degli accordi).

Se, invece, la richiesta dei permessi relativi alla legge 104/92 viene accolta, sia il lavoratore che il datore di lavoro ricevono relativa comunicazione dall’INPS, con l’indicazione della validità della concessione.

Se il lavoratore che usufruisce dei permessi della legge 104/92 cambia azienda, per continuare a goderne, dovrà ripresentare la domanda una volta iniziato il nuovo rapporto di lavoro dipendente.

Buon lavoro!

Relazione conclusiva: cos’è e come ottenerla

La relazione conclusiva rientra tra i documenti necessari per inserirsi nelle liste del  collocamento mirato delle persone con disabilità. Prevista dal D.P.C.M. del 13 gennaio 2000, è un certificato privo di dati sensibili e redatto dalla Commissione Medica Integrata della ASL, che riporta la diagnosi funzionale e fornisce indicazioni sulle mansioni che la persona con disabilità è idonea a svolgere.

Relazione conclusiva

La relazione conclusiva non è necessariamente richiesta dalle aziende private che assumano persone con disabilità, ma è comunque utile farsela rilasciare, per ogni evenienza. Anche perché la procedura per richiederla, oggi, è molto semplice.

  1. Se si è già in possesso del PIN dell’INPS, è sufficiente accedere all’area “Servizi online” del sito e selezionare Servizi per il cittadino e, quindi, Invalidità Civile: Invio Domanda di Riconoscimento dei Requisiti sanitari.
  2. Dopo aver inserito codice fiscale e PIN INPS, si accede all’area dalla quale  presentare la domanda comodamente online, cliccando su Acquisizione Richiesta.
  3. Nelle schermate che seguiranno, vanno inseriti i propri dati anagrafici e, se la propria invalidità è già stata accertata e si vuole semplicemente godere del riconoscimento dei benefici della legge relativa al collocamento mirato, basta selezionare, rispettivamente Riconoscimento e Collocamento mirato.
  4. Una volta terminato di compilare la domanda e inviata al sistema, se ne visualizzeranno copia e ricevuta, entrambe in formato PDF: è consigliabile salvare entrambi i documenti sul computer, per eventuali verifiche o richieste d’informazioni.
  5. Accedendo al sito INPS, inoltre, sarà possibile verificare lo status della domanda, eventuali appuntamenti fissati, etc.
  6. Dopo qualche settimana, si riceverà tramite raccomandata la convocazione per le due visite necessarie per il rilascio della relazione conclusiva: la prima consiste in un colloquio con uno dei componenti della commissione medica, per conoscere la persona, la sua situazione formativa e lavorativa, le sue abitudini e condizioni di vita.
  7. Le informazioni raccolte durante il colloquio saranno utili alla commissione medica per gestire meglio la visita successiva, dopo la quale sarà effettivamente stilata la relazione conclusiva, che arriverà al richiedente entro 4 mesi dalla visita.

Una volta ottenuta la relazione conclusiva, ne va consegnata una copia al datore di lavoro (se l’ha richiesta) e una al Centro per l’Impiego, che provvederà ad aggiungerla al fascicolo relativo al lavoratore disabile iscritto al collocamento mirato.

Mai più “figli di un Dio minore” (grazie alla LIS)!

Ricordate il bellissimo film del 1986 con William Hurt e Marlee Matlin, che racconta la storia d’amore tra un insegnante che lavora in un istituto per sordi e una ragazza, per l’appunto sorda, dello stesso istituto?

Bella storia, certamente, ma, a 30 anni di distanza, molte cose sono cambiate. Le persone sorde non vivono più “nell’ombra”, ma chiedono -giustamente- di far attivamente parte della società civile.

Perché ciò avvenga realmente, però, è essenziale dare attuazione pratica a principi fissati, ad oggi, solo sulla carta o poco più. Per esempio, l’obbligatorietà della presenza, almeno negli uffici ed enti pubblici, di una figura fondamentale per consentire alle persone sorde (e non “sordomute”, che si è erroneamente detto per troppi anni, visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’handicap riguarda solo l’udito e la difficoltà di articolazione manifestata da alcuni soggetti, sordi dalla nascita o dalla primissima infanzia, ne è solo la naturale  conseguenza): l’interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana).

Associazioni come l’ENS (Ente Nazionale Sordi) e l’ANIOS (Associazione Interpreti di Lingua dei Segni Italiana) si battono da tempo per il riconoscimento dell’imprescindibile presenza di questa figura professionale presso ospedali, uffici pubblici e studi privati, scuole ed università, ma anche in luoghi di aggregazione come cinema, teatri ed impianti sportivi, per consentire alle persone sorde di comunicare con chi non conosce la loro “lingua naturale” e di comprendere a pieno ciò che succede intorno a loro.

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Esistono anche vari casi d’inserimento della LIS nei programmi d’insegnamento di alcune scuole o classi, magari per favorire l’integrazione di studenti sordi. Che bello sarebbe se questa, che è una vera e propria lingua con alfabeto e regole grammaticali precise e codificate, venisse insegnata ovunque, con dignità pari all’italiano, all’inglese e a tutte le altre lingue straniere che, giustamente, studiamo!

 

Lavoro: dove lo trovo? I siti per le “categorie protette”

Abbiamo parlato di come iscriversi nelle liste del collocamento mirato e godere dei benefici previsti dalla legge 68/99. Ma, una volta iscritti, come venire a conoscenza delle opportunità di lavoro? Oltre ai servizi erogati dai centri per l’impiego, esistono vari siti web specializzati nella pubblicazione di opportunità professionali rivolte agli appartenenti alle cosiddette “categorie protette“, che si aggiungono ai portali generalisti, sui quali si trovano opportunità per tutti.

lavoro categorie protette

  • Categorie Protette al Lavoro, di proprietà di Andrea Poletti & Associati, raccoglie opportunità di lavoro destinate a soggetti disabili. Da poco online la nuova versione del sito, che, oltre alle sezioni riservate ad aziende e candidati, ha una sezione di notizie ed aggiornamenti legislativi in tema di collocamento mirato.
  • Jobmetoo è un’agenzia per il lavoro online, ideata e guidata da Daniele Regolo, non udente con una lunga esperienza nella progettazione di soluzioni mirate a favorire un inserimento soddisfacente delle persone disabili nel mondo del lavoro. Oltre a gestire direttamente le selezioni per i propri clienti, il sito raccoglie opportunità di lavoro pubblicate da altre agenzie e società di selezione. Ma il vero tratto distintivo del portale risiede nel livello di dettaglio del profilo dei candidati che si registrano sul sito: inserendo correttamente tutte le informazioni, è realmente possibile trovare l’opportunità di lavoro adatta alle proprie aspirazioni e alle proprie possibilità effettive. Inoltre, la navigazione del sito è realmente accessibile a tutti grazie al Farfalla Project, un add-on presente su tutte le pagine del sito (riconoscibile dall’apposito simbolo della farfalla) che consente d’impostare la visualizzazione più adatta alle proprie esigenze. L’offerta è completata da un blog, costantemente aggiornato con articoli, notizie, storie di successo di persone che, grazie a Jobmetoo, sono riuscite a raggiungere i propri obiettivi professionali.

Quindi, aggiornate il cv, registrate il vostro profilo, candidatevi alle offerte adatte a voi e preparatevi al colloquio!

Diverse abilità e lavoro: il “collocamento mirato”

Nel corso degli anni, sono state emanate molte leggi per favorire l’accesso delle persone disabili al lavoro, con la possibilità di svolgere attività compatibili con la loro capacità lavorativa residua. Tra tutte, la più famosa e citata è la legge 68/99, che disciplina, per l’appunto, il cosiddetto collocamento mirato, non solo delle persone disabili (tra quelle che, comunemente, vengono definite “categorie protette” non rientrano solo i disabili, ma anche orfani e vedovi di guerra o del lavoro, profughi e vittime del terrorismo o della criminalità organizzata). La normativa prevede, per le aziende con un numero di dipendenti superiore a 15, l’obbligo di assumere anche lavoratori con disabilità (in numero proporzionale al totale dei dipendenti), scegliendoli tra quelli inseriti nelle liste in questione. Ma come fare ad avere accesso a questo (piccolo) vantaggio?

ufficio

  1. Per prima cosa, è essenziale essere in possesso del certificato attestante l’invalidità e della relazione conclusiva, un documento redatto dalla stessa commissione medica che certifica l’invalidità e che ha lo scopo di dettagliare la capacità lavorativa residua della persona e le mansioni per le quali è idoneo. Per richiedere l’uno o l’altra, potete fare riferimento al sito dell’INPS.
  2. Poi, recarsi presso il Centro per l’Impiego competente per la propria zona, portando con sé, oltre ai due documenti di cui sopra, la carta d’identità e il codice fiscale.
  3. Non è necessario esibire attestati relativi a titoli di studio e qualifiche professionali: è sufficiente l’autocertificazione.

Una volta inseriti nell’elenco provinciale, si verrà contattati in caso di opportunità idonee. Appena si inizia un rapporto di lavoro, si viene cancellati dall’elenco (in quanto non più disponibili): se quel rapporto di lavoro si conclude, è, quindi, necessario ripetere l’iscrizione, ma, per farlo, bastano pochi minuti!

Nelle prossime settimane, analizzeremo insieme i servizi privati (in particolare, i siti specializzati) che favoriscono l’accesso delle persone disabili al mondo del lavoro.