“L’Autostima di prima mattina” per scoprire il proprio talento

Chiara Cavenago

Chiara Cavenago

Oggi ho il piacere di ospitare su Move@bility Chiara Cavenago, professionista che si occupa da anni di consulenza di carriera e orientamento professionale, nonché titolare del sito “Le Faremo Sapere”, una vera e propria bussola nel mondo del lavoro. Ho chiesto a Chiara di parlarci di un’iniziativa totalmente gratuita che credo possa tornare utile a chi sta cercando un lavoro o ne ha già uno, ma ha bisogno di trovare nuovi stimoli e motivazione: “L’Autostima di prima mattina“. Lascio la parola a Chiara, per tutti i dettagli! 

Prima ancora di mettersi a cercare un lavoro, sarebbe opportuno avere gli strumenti giusti per proporsi al mercato. Ma prima ancora di buttar giù un CV che sia efficace e una lettera che lo possa degnamente accompagnare, bisognerebbe capire cosa scriverci sopra. Per farlo, ci sono due attività da mettere in campo, entrambe fondamentali: un bilancio delle competenze e una bella pensata per definire un obiettivo professionale. È, infatti, inutile scrivere solo la descrizione nuda e cruda delle nostre esperienze in ordine anticronologico, se non sappiamo cosa vogliamo raccontare di noi a chi avrà in mano questo benedetto curriculum.

autostima

Ci vuole quindi un po’ di sforzo iniziale per poter estrarre dalla nostra storia quelle che sono le nostre competenze e le nostre conoscenze, e da lì in poi, analizzando anche quello che ci piace, quello di cui abbiamo bisogno, quello che ci aspettiamo da un lavoro, è possibile individuare un obiettivo. Ma l’asino casca nel momento in cui dai miei clienti sento la frase: “Eh, ma io non so fare niente”. E certo, finora hai solo scaldato la sedia e fissato un monitor, chiuso in uno sgabuzzino senza contatti con nessuno…

Ma certo che sai fare qualcosa!!! Tutti sanno fare qualcosa, e non è necessario essere in grado di salvare il mondo per trovare un lavoro adatto.  Certo, tutti notano gli Avengers quando hanno sconfitto i mostri volanti a New York e salvato il pianeta Terra, ma poi altri indispensabili ometti senza nome hanno lavorato per sistemare il disastro. Ci avevi mai riflettuto? Come vedi, il mondo ha bisogno di tutti, e ciascuno è in grado di fare cose che, ok, magari tutti sanno fare, ma che non tutti fanno. Quindi, senza giudizi di merito sull’eccezionalità o meno delle cose che sappiamo fare, il primo passo è renderci conto di quello che sappiamo fare.

Il secondo passo è capire che molte delle cose che diamo per scontate, non lo sono per tutti, e che, proprio perché sono così naturali per noi, diventano i nostri punti di forza. Renderci conto di questo può dare una mano alla nostra autostima, ed è per questo motivo che, all’ennesimo “Ma io non so fare niente!”, ho pensato di creare qualcosa che potesse dare una mano a risollevare l’autostima di chi al momento non si sente proprio così confidente rispetto alle proprie capacità.

"L'Autostima di prima mattina"

L’AUTOSTIMA DI PRIMA MATTINA: IL PERCORSO

Si chiama “L’Autostima di prima mattina”: prende il nome dal singolo di ICS/Morgan portato a X-Factor qualche anno fa e prevede una serie di 4 email, a cadenza settimanale a partire dal 21 giugno, in arrivo nella casella di posta all’ora del caffè. In ogni email propongo uno o due esercizi per ragionare su di sé, sui propri successi, sulle proprie caratteristiche e capire come utilizzare questa nuova autoconsapevolezza per preparare una presentazione efficace verso il nostro interlocutore. Interlocutore che può essere tanto il nostro futuro datore di lavoro, quanto un cliente: non mi rivolgo, infatti, solo a chi cerca lavoro come dipendente, ma anche come imprenditore/libero professionista. Su questo in particolare mi ha dato una mano Silvia Gazzotti – CambiaMentor, specialista di empowerment per chi ha (o vuole aprire) una sua attività.

Non ho tralasciato l’importanza del fare qualcosa in gruppo per sostenere entusiasmo e motivazione, quindi aspetto contributi via stories o via foto con l’hashtag #autostimacolcaffè, attorno al quale ritrovarci, conoscerci e sostenerci a vicenda.

come iscriversi

Per iscriversi al percorso “L’Autostima di prima mattina”, basta il nome e un indirizzo email, da inserire qui: https://www.subscribepage.com/y1m8j5. Se volete saperne di più, date un’occhiata al post sul mio blog!

 

 

 

“More Than Dis”: perché non mettersi in gioco?

Parliamo spesso, in questo spazio, di lavoro e di quanto, nonostante gli obblighi di legge, sia ancora difficile, per le persone con disabilità o gli appartenenti alle “categorie protette“, inserirsi nel tessuto socio-economico e realizzarsi anche sul piano professionale (con tutte le ricadute sociali, psicologiche ed economiche del caso). Allora, perché non provare a fare il grande salto e “mettersi in proprio“?  Da questo presupposto parte l’idea di “More Than Dis“, il concorso promosso dalla Fondazione Italiana Accenture, nata, come recita il sito web, per “trasferire tecnologie, competenze ed esperienze dal mondo profit al mondo non profit per facilitare lo sviluppo di piattaforme abilitanti concettuali e digitali nell’ambito della digital social innovation e dello sviluppo economico sostenibile”. Partner dell’iniziativa sono Jobmetoo, portale web dedicato espressamente alle opportunità di lavoro rivolte agli appartenenti alle “categorie protette”, e l’incubatore di startup specializzato in imprese ad alto valore sociale Make a Cube.  Contribuiscono, inoltre, Auticon, azienda di consulenza informatica che assume solo persone con disturbi dello spettro autistico, e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

More Than Dis

L’EVENTO DI LANCIO DI more than dis

Tutti i dettagli su come partecipare a More Than Dis e sul regolamento del concorso saranno comunicati durante l’evento di lancio che si terrà a Milano, nella Sala Community della Fondazione Accenture in via Maurizio Quadrio, in zona Garibaldi, martedì 4 giugno dalle 11:30 alle 13:00. L’evento, al quale ci si può registrare gratis attraverso questo link, sarà anche l’occasione per discutere e mettere a confronto vari punti di vista sul tema della valorizzazione della diversità e la promozione dell’auto-imprenditorialità delle persone con disabilità.

Interessante, vero? Perché non cogliere quest’opportunità e provare a mettersi in gioco in prima persona, anziché aspettare sempre che siano altri a sceglierci o darci un’opportunità? Certo, non è semplice. Ma, con il supporto di esperti che conoscono anche le peculiarità della condizione di disabilità, vale almeno la pena di provare!

A presto con maggiori dettagli su More Than Dis!

Inclusive Job Day 2019: la tappa di Milano

Le aziende si rendono sempre più conto dei vantaggi che derivano dall’adozione di politiche inclusive e attente alla diversity, in tutte le sue declinazioni. Ne è un esempio l’aumento di eventi e career day dedicati proprio a “categorie protette” e lavoratori cosiddetti “svantaggiati”. Per esempio, l’Inclusive Job Day 2019, che torna a Milano, presso l’Acquario Civico, lunedì 13 maggio, dalle 10 alle 14. L’evento, organizzato da Inclusive Mindset in collaborazione col Comune di Milano, offre a persone appartenenti, per l’appunto, alle “categorie protette” (a causa di disabilità e non solo)  e a quelle di origine straniera la possibilità di farsi conoscere da aziende prestigiose, che potranno incontrare direttamente durante la giornata, sostenendo anche colloqui di lavoro. Inoltre, sarà possibile partecipare a sessioni di orientamento e dialogare con i rappresentanti delle aziende partecipanti sulle opportunità di lavoro e le competenze necessarie per ricoprire quei ruoli.

Inclusive Job Day

La precedente edizione dell’Inclusive Job Day di Milano – Foto ©Inclusive Mindset

Molte le aziende prestigiose che hanno partecipato alle precedenti edizioni dell’Inclusive Job Day, incontrando prevalentemente laureati e diplomati con competenze che spaziano dal finance al marketing, dalla logistica all’informatica, etc.

come iscriversi all’inclusive job day 2019?

Come per le edizioni precedenti, per partecipare all’Inclusive Job Day 2019 bisogna registrarsi o, se già registrati, accedere all’APP Inclusive Mindset, compilare il form e caricare il proprio CV, quindi cliccare su “Eventi” e selezionare il tasto relativo all’Inclusive Job Day per iscriversi. Il tutto, naturalmente, gratis.

Nella stessa giornata, inoltre, alla conclusione dell’Inclusive Job Day, sarà possibile partecipare al workshop gratuito sul Personal Branding su Linkedin. Anche in questo caso, per iscriversi è necessario accedere all’app e seguire la procedura indicata sopra.

Vi piacerebbe partecipare, ma Milano non è molto comoda per voi? Buone notizie: in autunno, l’Inclusive Job Day 2019 farà tappa anche a Roma e Torino.

Che aspettate? Aggiornate il curriculum e non fatevi scappare quest’opportunità! In bocca al lupo! 🙂

 

Personal branding e ricerca di lavoro: un workshop a Milano

Avete quasi certamente sentito parlare di “personal branding” e di quanto sia importante, soprattutto nell’attuale “era dei social”, anche per chi sta cercando un lavoro. In un momento storico in cui la domanda di lavoro è superiore all’offerta, creare e curare il proprio “brand” personale, infatti, è essenziale per emergere rispetto alla massa: cosa mi distingue rispetto alle altre centinaia (o migliaia) di persone che hanno le mie stesse competenze ed esperienze?

personal brandingDesigned by Waewkidja / Freepik

Il “personal branding” è fondamentale anche per le persone con disabilità che vogliano posizionarsi sul mercato del lavoro, sia che cerchino il primo lavoro sia che vogliano riposizionarsi. Per aiutarle, Inclusive Mindset e LinkedIn (il popolare “business social network”, al quale, se non lo siete già, vi consiglio d’iscrivervi) hanno organizzato un workshop durante il quale, con l’aiuto dei massimi esperti in materia, i partecipanti apprenderanno i principi del personal branding e i trucchi per utilizzare i social media per cercare lavoro.

 

workshop sul personal branding: dove e quando?

L’appuntamento col workshop dedicato al personal branding è per venerdì 15 febbraio dalle 17:00, a Milano, presso la sede italiana di LinkedIn, in uno dei grattacieli di Porta Garibaldi.  Al workshop seguirà un aperitivo, durante il quale i partecipanti avranno modo di farsi conoscere e scambiarsi informazioni utili.

Gli uffici di LinkedIn a Milano

Gli uffici di LinkedIn a Milano

come partecipare al workshop?

Per organizzare al meglio il workshop, la partecipazione (gratuita) è a numero chiuso e riservata esclusivamente a chi si registrerà. Siete interessati? Andate sul sito di Inclusive Mindset e compilate il form di registrazione, specificando anche se avete bisogno di supporti (per esempio, un interprete LIS o un accompagnatore, nel caso in cui abbiate una mobilità ridotta). Che aspettate? Se cercate il vostro primo lavoro o, magari, ne avete già uno, ma vorreste trovarne uno nuovo, più adatto a voi, non perdete quest’opportunità!

Recruiting Day Verona 2018: un’opportunità concreta

Abbiamo già avuto modo di parlare in più occasioni del Diversity Day, l’evento che facilita l’incontro diretto e personale tra aziende e persone con disabilità di vario tipo in cerca di un’opportunità lavorativa. Dopo il successo di Roma e Milano, quest’anno il Diversity Day aggiunge una nuova meta al proprio “tour”: Verona. Sarà proprio la città di Giulietta ad ospitare, il 7 novembre, il Recruiting Day, una giornata di incontri e colloqui programmati tra aziende prestigiose e persone con disabilità desiderose di farsi conoscere al di là del solito curriculum.

Recruiting Day

Il Diversity Day di Milano

recruiting day: dove e quando?

Il Recruiting Day si svolgerà dalle 9:30 alle 15:30 nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia, in Piazza Bra, nel cuore della città. Oltre a sostenere colloqui individuali con le aziende aderenti all’iniziativa (tra le quali, solo per citarne qualcuna: Accenture, ENI, Tigotà, Decathlon, GSK, Marriott, LIDL, Umana, Unicredit), i partecipanti all’evento potranno anche avvalersi della consulenza di esperti del settore per rivedere il proprio curriculum e prepararsi al meglio all’incontro con il potenziale datore di lavoro. Inoltre, come già avvenuto nelle altre tappe dell’evento, anche a Verona le persone sorde che ne faranno richiesta avranno a disposizione due interpreti LIS . Come richiedere questo supporto? Semplicemente, inviando una mail a info@diversityday.it.

logo Diversity Day

 

come iscriversi al recruiting day?

Per iscriversi al Recruiting Day di Verona, dal sito della manifestazione, si può raggiungere la piattaforma online che consente di completare il processo di registrazione in pochi passaggi, con la possibilità, per chi vuole, di accedere anche utilizzando il proprio profilo Facebook o LinkedIn, così da compilare in automatico alcuni dei campi richiesti. Il mio consiglio? Se avete un profilo LinkedIn (se non l’avete e cercate lavoro, vi consiglio di crearne subito uno!) curato e aggiornato, usate quello:  il “social recruiting” è sempre più utilizzato dalle aziende!

Aggiornate cv e profilo LinkedIn, iscrivetevi e… Buona fortuna!

Disabilità e carriera: binomio impossibile?

Data la mia condizione di donna e lavoratrice con una disabilità fisica evidente, mi capita spesso di trovarmi di fronte a “muri” più o meno evidenti, quando si tratta di avere accesso non semplicemente ad un lavoro (cosa, di per sé, importantissima, come abbiamo più volte sottolineato anche qui, per la dignità e l’autonomia delle persone con disabilità), ma anche alla possibilità di fare carriera, come chiunque altro, in virtù delle esperienze maturate e delle competenze acquisite. Ma, il più delle volte, mi è toccato constatare (non senza una punta di amarezza) che, quando si parla di disabilità e carriera, c’è ancora moltissima strada da fare, soprattutto a livello culturale.

Gradualmente, anche sotto la “spinta” di sanzioni pecuniarie,  le aziende stanno iniziando ad accettare l’idea di avere tra i propri dipendenti anche persone con disabilità. Ma siamo onesti: guardando le opportunità di lavoro pubblicate sui vari portali specializzati, quante di quelle rivolte alle “categorie protette” si riferiscono a mansioni altamente qualificate e specializzate? Eppure, le persone con disabilità con alti livelli di scolarizzazione, esperienza professionale di rilievo e competenze avanzate non mancano. Perché, dunque, in Italia e non solo, è così difficile superare il pregiudizio secondo il quale, tutt’al più, la “categoria protetta” (soprattutto se ha una disabilità fisica evidente) può svolgere mansioni di basso livello, che, preferibilmente, non implichino il contatto con clienti di rilievo? Perché disabilità e carriera sembrano essere ancora incompatibili?

Sono molti i lavoratori con disabilità che, pur avendo un’occupazione, si trovano quotidianamente sottoposti a forme di discriminazione più o meno sottili, quando non a veri e propri ricatti. Molti, in questi mesi, hanno scritto in privato a Move@bility per raccontare le proprie difficoltà anche in tal senso (senza contare quanti sono ormai scoraggiati, dopo anni d’inutile ricerca di un posto di lavoro qualificato e commisurato alle loro competenze ed esperienze). E anche a me è capitato direttamente, durante il mio percorso professionale, di vedermi negare opportunità di carriera perché ritenute (a priori) “incompatibili con la mia disabilità”. Una persona con disabilità non può essere un leader credibile? 

Fa riflettere il fatto che, troppo spesso, anche le associazioni che, in teoria, difendono i diritti delle persone con disabilità, quando si fanno loro presenti episodi di discriminazione di questo tipo, rispondono, anche un po’ seccate, di “non fare troppe storie” e “pensare a chi un lavoro neanche ce l’ha”. È vero: la stragrande maggioranza delle persone con disabilità, ad oggi, è del tutto esclusa dal mondo del lavoro. Ma questa è forse una buona ragione per avvalorare, indirettamente, il fatto che disabilità e carriera siano, di fatto, considerate incompatibili?

Solo quando inizieremo, noi per primi, a superare questa visione assistenzialista e a pretendere, per tutti, l’effettiva parità di diritti (e doveri) e di possibilità di accesso ad opportunità di lavoro (e carriera) commisurate all’esperienza, alle competenze e, naturalmente, compatibili anche con la condizione di ciascun individuo potremo davvero parlare di progresso ed inclusione.

 

“Lombardia Facile”, una regione accessibile a tutti

Da qualche settimana, i cittadini lombardi con disabilità hanno a disposizione un nuovo servizio: “Lombardia Facile“, il portale che raccoglierà tutte le informazioni utili, come suggerisce il nome stesso del progetto, a facilitare la vita quotidiana delle persone con disabilità.

"Lombardia Facile"

Dalla previdenza al lavoro e alla scuola, dal turismo allo sport e al tempo libero: su “Lombardia Facile” sarà, gradualmente, possibile reperire tutte le informazioni su normative, agevolazioni e servizi a disposizione di cittadini residenti e turisti con disabilità in Lombardia.

Nato dalla collaborazione tra Regione Lombardia e associazioni ed organizzazioni che rappresentano e difendono i diritti di varie categorie di persone con disabilità, motoria e sensoriale, il progetto “Lombardia Facile” vuole rimuovere tutti gli ostacoli e le barriere (fisiche e informative) che, ad oggi, complicano la vita di chi ha una disabilità o esigenze speciali.

Il portale presta una grande attenzione in particolare ai temi della mobilità e del turismo accessibile. Su “Lombardia Facile”, infatti, è disponibile un motore di ricerca attraverso il quale è possibile accedere ad informazioni sull’accessibilità di vari monumenti, musei e luoghi d’interesse artistico e culturale della Lombardia.

Inoltre, sul sito è possibile reperire tutte le informazioni su un altro servizio, attivo dal 2001, dedicato alle persone con disabilità: SpazioDisabilità, che offre consulenza su vari argomenti legati alla disabilità. SpazioDisabilità è pensato sia per le persone con disabilità che per i familiari e le figure che, a vario titolo, prestano loro assistenza. Anche questo servizio è stato ripensato e si punta alla creazione di un sistema di front office diffuso su tutto il territorio regionale, aggiungendo a quello oggi disponibile presso la sede centrale della Regione altri punti informativi in tutti i capoluoghi di provincia. Dall’anno prossimo, inoltre, chi si rivolgerà a SpazioDisabilità avrà a disposizione un ulteriore servizio: la video-chat in LIS, che consentirà alle persone sorde di comunicare con gli operatori del front office grazie all’intermediazione di un interprete LIS collegato in videoconferenza.

Insomma, si stanno facendo importanti passi avanti per l’accessibilità e l’inclusione di tutti i cittadini. È auspicabile che iniziative simili vengano attivate anche in altre regioni. Ne conoscete qualcuna? Segnalatemela!

Decreto Milleproroghe e diritto al lavoro per le persone con disabilità

Nei giorni scorsi, con l’approvazione (per adesso, solo al Senato, in attesa che si pronunci la Camera dei Deputati) del cosiddetto “Decreto Milleproroghe“, un’autentica doccia gelata si è abbattuta sulle speranze di più di 70.000 persone con disabilità di riuscire a vedere, finalmente, riconosciuto (seppure con l’aiuto di un’ulteriore legge) un diritto che, per tutti, è sancito dall’articolo 4 della nostra Costituzione: il diritto al lavoro.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

Infatti, se fosse approvato anche dalla Camera, il Decreto Milleproroghe farebbe slittare al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore, per le aziende con più di 15 dipendenti, dell’obbligo di assumere (indipendentemente dalla volontà o necessità di effettuare nuove assunzioni) lavoratori con disabilità, per non incorrere nelle relative sanzioni, introdotte col Jobs Act. Rimarrebbe, naturalmente (e fortunatamente!) l’obbligo di assumerli nelle quote previste in caso di nuove assunzioni. Ma resta il fatto che, con l’eventuale (ennesimo) slittamento di un obbligo più stringente, si porrebbe un altro ostacolo (anche in questo caso, l’ennesimo) all’effettiva inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, con le ovvie ricadute sul loro riconoscimento come membri a pieno titolo della società.

Esistono aziende che, trovandosi nella necessità di assumere nuovi lavoratori, non si fanno condizionare dall’eventuale disabilità, ma scelgono la persona in virtù delle sue competenze o esperienze, valorizzandola e consentendole di dare un fattivo contributo all’attività e alla crescita dell’azienda stessa. Ma queste rappresentano ancora delle sporadiche, per quanto lodevolissime, eccezioni, a fronte di tante altre che, pur di non assumere il (supposto) “peso morto” (il pregiudizio secondo il quale la “categoria protetta” lavora poco ed è “sempre in malattia” è duro a morire…), pagano la multa o di quelle che assumono le “categorie protette” (niente da fare: questa dicitura non riesco proprio a farmela piacere…), anche qualificate, per poi destinarle a mansioni poco rilevanti o ostacolarne, di fatto, la crescita professionale e la carriera.

decreto milleproroghe e lavoro disabili

Mi è capitato spesso, negli anni, di essere contattata da aziende o società di selezione che mi offrivano un lavoro in quanto “categoria protetta”, senza prestare la minima attenzione al mio curriculum (non esattamente privo né di titoli, né di esperienze qualificate, per mia fortuna). Alla mia obiezione “Ma ha letto il mio curriculum?”, la risposta è, più o meno, sempre la stessa: “Eh… ma cercano una categoria protetta… e Lei lo è”. Come a dire: “Ti sto offrendo un lavoro, e ti lamenti pure?”. La cosa triste è che questo atteggiamento, spesso, si riscontra anche nelle associazioni o negli organismi che dovrebbero tutelare il diritto al lavoro (e alle pari opportunità anche in quell’ambito) delle persone con disabilità: “Ti hanno offerto/Hai un lavoro, che vuoi di più? Pensa a chi non ce l’ha!”.

Ecco, questi atteggiamenti non si modificano o cancellano certamente solo a colpi di legge. Serve –come ha evidenziato anche Daniele Regolo, founder di Jobmetoo- lavorare molto sulla cultura della disabilità, far arrivare ovunque il messaggio secondo il quale la condizione di disabilità non è, di per sé, incompatibile con la possibilità di lavorare, anche ricoprendo ruoli di responsabilità (dove sta scritto che la persona con disabilità non può fare carriera?). Ma, nell’attesa che il lavoro anche su questo (enorme) fronte produca i propri frutti, è necessario che sia la legge a garantire questo diritto (non “gentile concessione”). E il Decreto Milleproroghe non va certo in questa direzione.

Permessi legge 104/92: conciliare lavoro e cure

L’abbiamo ribadito più volte: avere una disabilità non pregiudica la possibilità di trovare e svolgere con efficienza un lavoro. Certo, spesso la persona affetta da disabilità grave ha bisogno di terapie continuative, non sempre conciliabili con gli orari di lavoro. Ma, per fortuna, anche in questo caso, viene in aiuto la legge 104/92. Infatti, tra le varie misure volte a garantire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, rientrano i permessi che spettano sia a chi è affetto da disabilità grave che a coloro che assistono un familiare in condizioni di grave disabilità.

di cosa si tratta?

Si tratta di un monte ore mensile, fruibile in giorni (per un massimo di 3 al mese, anche frazionabili in ore) o in ore (1 o 2 al giorno, a seconda dell’orario di lavoro), regolarmente retribuito dall’INPS, che consente al lavoratore, se disabile, di sottoporsi alle terapie necessarie, e, se parente di un disabile, di assisterlo adeguatamente.

Permessi legge 104/92

a chi spettano i permessi?

I permessi previsti dalla legge 104/92 spettano ai lavoratori dipendenti con disabilità grave o che abbiano familiari (entro il 3° grado di parentela) in stato di disabilità grave, esclusi coloro che lavorano a domicilio.

come beneficiarne?

Per beneficiare dei permessi previsti dalla legge 104/92, è innanzitutto necessario che l’apposita commissione medica accerti lo stato di disabilità grave del lavoratore disabile (o del disabile congiunto del lavoratore dipendente che li richiede). Si tratta di un accertamento ulteriore rispetto a quello di “normale” disabilità, per il quale va inoltrata apposita domanda, corredata da un certificato telematico stilato dal proprio medico di base per attestare lo stato di disabilità grave del disabile interessato, attraverso il sito Internet dell’INPS.

  • Utilizzando PIN e codice fiscale, accedere all’area relativa ai Servizi al cittadino e selezionare “Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari” e, quindi, “Acquisizione richiesta“.
  • Compilare il modulo online coi dati richiesti, selezionando le voci “Riconoscimento” e “Portatore di handicap” nella sezione immediatamente successiva a quella dei dati anagrafici.
  • Indicare il codice identificativo del certificato redatto dal medico di base.
  • Specificare la modalità di fruizione dei permessi preferita e la data di fine (in genere, la domanda va ripresentata a cadenza annuale).
  • Inviare la domanda al sistema e attendere la convocazione da parte della commissione medica.

Dal momento dell’invio della domanda, è possibile usufruire dei permessi. Qualora, in seguito alla visita, la richiesta dovesse essere rigettata, il datore di lavoro detrarrà le ore godute dal lavoratore dalla sua retribuzione (o dal monte ferie, a seconda degli accordi).

Se, invece, la richiesta dei permessi relativi alla legge 104/92 viene accolta, sia il lavoratore che il datore di lavoro ricevono relativa comunicazione dall’INPS, con l’indicazione della validità della concessione.

Se il lavoratore che usufruisce dei permessi della legge 104/92 cambia azienda, per continuare a goderne, dovrà ripresentare la domanda una volta iniziato il nuovo rapporto di lavoro dipendente.

Buon lavoro!

Relazione conclusiva: cos’è e come ottenerla

La relazione conclusiva rientra tra i documenti necessari per inserirsi nelle liste del  collocamento mirato delle persone con disabilità. Prevista dal D.P.C.M. del 13 gennaio 2000, è un certificato privo di dati sensibili e redatto dalla Commissione Medica Integrata della ASL, che riporta la diagnosi funzionale e fornisce indicazioni sulle mansioni che la persona con disabilità è idonea a svolgere.

Relazione conclusiva

La relazione conclusiva non è necessariamente richiesta dalle aziende private che assumano persone con disabilità, ma è comunque utile farsela rilasciare, per ogni evenienza. Anche perché la procedura per richiederla, oggi, è molto semplice.

  1. Se si è già in possesso del PIN dell’INPS, è sufficiente accedere all’area “Servizi online” del sito e selezionare Servizi per il cittadino e, quindi, Invalidità Civile: Invio Domanda di Riconoscimento dei Requisiti sanitari.
  2. Dopo aver inserito codice fiscale e PIN INPS, si accede all’area dalla quale  presentare la domanda comodamente online, cliccando su Acquisizione Richiesta.
  3. Nelle schermate che seguiranno, vanno inseriti i propri dati anagrafici e, se la propria invalidità è già stata accertata e si vuole semplicemente godere del riconoscimento dei benefici della legge relativa al collocamento mirato, basta selezionare, rispettivamente Riconoscimento e Collocamento mirato.
  4. Una volta terminato di compilare la domanda e inviata al sistema, se ne visualizzeranno copia e ricevuta, entrambe in formato PDF: è consigliabile salvare entrambi i documenti sul computer, per eventuali verifiche o richieste d’informazioni.
  5. Accedendo al sito INPS, inoltre, sarà possibile verificare lo status della domanda, eventuali appuntamenti fissati, etc.
  6. Dopo qualche settimana, si riceverà tramite raccomandata la convocazione per le due visite necessarie per il rilascio della relazione conclusiva: la prima consiste in un colloquio con uno dei componenti della commissione medica, per conoscere la persona, la sua situazione formativa e lavorativa, le sue abitudini e condizioni di vita.
  7. Le informazioni raccolte durante il colloquio saranno utili alla commissione medica per gestire meglio la visita successiva, dopo la quale sarà effettivamente stilata la relazione conclusiva, che arriverà al richiedente entro 4 mesi dalla visita.

Una volta ottenuta la relazione conclusiva, ne va consegnata una copia al datore di lavoro (se l’ha richiesta) e una al Centro per l’Impiego, che provvederà ad aggiungerla al fascicolo relativo al lavoratore disabile iscritto al collocamento mirato.