Pensione: i benefici previdenziali 2017 per i lavoratori invalidi

Avete un’invalidità e state cominciando a pensare a quando potrete andare in pensione? Buone notizie: per i lavoratori con disabilità che abbiano un’invalidità riconosciuta pari o superiore all’80%, la normativa vigente prevede la possibilità di andare in pensione (sia di vecchiaia che anticipata) con qualche anno di anticipo, rispetto all’età generale, che attualmente è fissata a 66 anni e 7 mesi per la vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per il trattamento anticipato (41 anni e 10 mesi per le donne).

pensione

pensione di vecchiaia anticipata

I lavoratori dipendenti del settore privato con una invalidità non inferiore all’80% possono accedere alla pensione di vecchiaia a 60 anni se uomini e a 55 anni se donne purché abbiano almeno 20 anni di contributi, come previsto dall’articolo 1, comma 8 del Dlgs 503/1992. Dal 2013, tali requisiti si adeguano alla stima di vita e, quindi, nel triennio 2016-2018 è necessario raggiungere 60 anni e 7 mesi per gli uomini e 55 anni e 7 mesi per le donne. Ma attenzione: è necessario attendere l’apertura di una finestra mobile di 12 mesi per ottenere il primo rateo pensionistico, a differenza di quanto accade attualmente nella normativa generale, che ha soppresso le finestre annuali a partire dal 2012.

Inoltre, l’articolo 80, comma 3 della legge 388/2000 consente ai lavoratori sordomuti, agli invalidi civili per qualsiasi causa ai quali sia stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74% o assimilabile, agli invalidi di guerra, civili di guerra e gli invalidi per causa di servizio nel rapporto di pubblico impiego con le Amministrazioni statali o gli Enti locali, con invalidità che rientri nelle prime quattro categorie della tabella A A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (DPR 915/1978) di richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, due mesi di contribuzione figurativa, fino ad un massimo di 5 anni di contribuzione figurativa. Questo beneficio è valido solo per i periodi di lavoro dipendente (sia nel settore pubblico che in quello privato), non per i lavoratori autonomi o per  la contribuzione legata al riscatto di periodi non legati ad attività lavorativa (ad esempio, gli anni degli studi universitari).

Da quest’anno, inoltre, si sono aggiunti altri due benefici legati alla pensione. Il primo è la possibilità, per i lavoratori con una invalidità pari o superiore al 74%, a partire dai 63 anni d’età, di ottenere la cosiddetta APE sociale, un sussidio di accompagnamento alla pensione di vecchiaia erogato dallo Stato. Il valore del sussidio è pari all’importo della pensione maturata al momento di accesso allo strumento, entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese. Per averne diritto, il lavoratore deve avere almeno 30 anni di anzianità contributiva. In alternativa, se si tratta di una condizione più favorevole rispetto all’APE sociale, i lavoratori che abbiano raggiunto almeno 41 anni di contributi (indipendentemente da sesso ed età) e abbiano lavorato per almeno 12 mesi prima di compiere il 19° anno di età (i cosiddetti lavoratori precoci) possono accedere alla pensione anticipata.

 

 

 

 

 

 

 

Scuola e disabilità, tra eccellenza e carenze croniche

Settembre: in questi giorni, si riaprono i cancelli delle scuole in tutte le regioni d’Italia e, tra gli studenti che si siedono tra i banchi, ci sono anche più di 235 mila disabili (circa il 3% del totale), pressoché equamente distribuiti tra scuola dell’infanzia, scuola primaria, secondaria di primo grado e istituti superiori. Ma la scuola è pronta ad accoglierli e seguirli in maniera tale da consentire loro di esercitare in pieno il diritto all’istruzione?

L’Italia è il Paese leader per l’inclusione scolastica dei disabili, al punto che, all’inizio del 2016, ha ricevuto un riconoscimento formale dall’ONU. In effetti, mentre persistono in Paesi come Spagna e Germania, da noi le “classi speciali” (veri e propri ghetti all’interno delle scuole “normali”, nei quali venivano confinati studenti con disabilità fisica o cognitiva e quanti  versavano in situazioni di disagio di altro tipo) sono, ormai (e fortunatamente!) un ricordo del passato, essendo state abolite nel 1977, quando vennero introdotti modelli didattici flessibili, volti a favorire l’integrazione tra tutti gli studenti, al di là delle loro specificità, ricorrendo, ove necessario, anche ad insegnanti specializzati. La legge 104/92 ha posto ulteriormente l’accento sull’importanza dell’integrazione degli studenti disabili di ogni ordine e grado nelle classi comuni.

scuola e disabilità

Anche in tema di rimozione delle barriere architettoniche molto è stato fatto, negli anni, con più dell’80% degli istituti con scale e servizi igienici adatti ai disabili fisici. Le cose vanno un po’ meno bene quando si guarda agli accorgimenti per i disabili sensoriali e all’accessibilità degli spazi interni ed esterni: solo il 30% delle scuole, infatti, è dotato di segnali visivi, acustici e tattili, mentre poco più del 40% dispone di percorsi facilmente accessibili.

Un altro capitolo non propriamente roseo è quello relativo alle figure preposte all’assistenza degli studenti con disabilità particolarmente gravi e agli insegnanti di sostegno, figure essenziali per garantire l’accesso alla didattica e l’inclusione degli studenti con disabilità cognitive. Ogni anno, puntualmente, infuriano le polemiche per il numero insufficiente a garantire assistenza adeguata a tutti gli studenti che ne hanno bisogno. Esistono, purtroppo, anche problematiche relative alla preparazione non sempre adeguata alle esigenze specifiche degli studenti a loro affidati. Senza contare che, se già di per sé quella dell’insegnante, più che una professione, è una vocazione (o una e propria “missione”, come la definiscono alcuni), ciò vale a maggior ragione per quelli che, in virtù del proprio ruolo specifico, debbono avere a che fare con studenti particolarmente problematici, non collaborativi: senza un’adeguata preparazione e se si vive quel ruolo come un modo come un altro per “portare a casa uno stipendio”,  è facile scoraggiarsi, abbandonare a se stessi gli studenti, col risultato di contribuire alla loro ghettizzazione, anziché all’inclusione nella scuola, che è l’anticamera irrinunciabile della piena e felice integrazione nella società.

Cristiana e la sua voglia di superare la SM

Il (anzi la, dato che si tratta di una giovane donna) “Move@bility’s friend” di oggi è una persona davvero speciale, per me, perché la conosco davvero da sempre, essendo la mia “cuginetta”. Cristiana ha 23 anni, tanti sogni e una grandissima voglia di trovare un equilibrio, per quanto difficile, tra l’ostacolo rappresentato dalla malattia con la quale convive da qualche anno e la volontà di superarla e guardare avanti con fiducia. Ma lascio che sia direttamente Cristiana a condividere con voi la sua storia.

Cristiana

Due anni fa, mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla, malattia che impedisce una visione limpida della vita e insidia l’autostima. Questo, tuttavia, non ha rappresentato per me l’alibi perfetto per sfuggire passivamente alla vita di una ragazza di vent’anni: al contrario, mi ha permesso, con l’aiuto dello yoga (che oggi è diventato il mio lavoro), di adottare uno stile di vita più sano e allenarmi ad avere un atteggiamento mentale positivo, riuscendo a trovare un equilibrio nella difficile convivenza tra la voglia di proseguire nel mio percorso e raggiungere i miei obiettivi e il freno imposto dalla patologia. Inoltre, questo atteggiamento mentale positivo mi ha permesso, con il tempo, di non vedere la malattia come un ostacolo, ma come uno strumento in grado di accompagnarmi lungo il mio percorso evolutivo.

Attraverso questa mia breve testimonianza, voglio dimostrare che, se si riesce a trovare la forza per raggiungere l’equilibrio- che può essere presente anche in uno stato di patologia- si metterà in moto un meccanismo di auto-guarigione. Per fare questo, è indispensabile una grande forza di volontà, nutrita a sua volta da un costante flusso di energia. Insite nell’uomo vi sono infinite ed enormi potenzialità, non solo fisiche ma anche e soprattutto mentali. Spesso, però, ci si ritrova in uno stato di scoraggiamento e frustrazione tali da toccare il fondo. Ma solo allora si potrà attingere a queste potenzialità, per poi riuscire a riemergere, poiché l’evoluzione dell’uomo è sempre bifasica. Non solo l’uomo, ma la natura in sé ha il potere di rigenerarsi: ciò che anima tutto il mondo, infatti, è la forza di auto-guarigione, strettamente legata alla forza di volontà, la quale implica una modalità con cui si affrontano gli eventi, siano essi positivi o negativi.

Nel mio caso, questa forza di volontà, che inizialmente non sapevo neppure di possedere, è stata sempre presente nel rapporto quotidiano con la malattia: a volte, è stata la mia ancora, altre volte una vera e propria spinta a reagire, altre volte ancora mi si è rivoltata contro per attivare su di sé maggiore attenzione. Bisogna sempre tenere bene a mente che la malattia non è da combattere né sopprimere, ma è da guidare e assecondare. La malattia è qualcosa che rende sincero il rapporto con se stessi, mostrando i lati oscuri che spesso vogliamo ignorare. La salute, al contempo, non è un fine da raggiungere ma un processo, che può essere influenzato da uno stato psicologico positivo.

Ringrazio di cuore Cristiana per aver voluto condividere la sua testimonianza di come è riuscita a trovare in sé le risorse per affrontare con coraggio e positività la sclerosi multipla. Naturalmente, non sempre la volontà è sufficiente a guarire (in fondo, chi vorrebbe essere malato, potendo scegliere?). Però, è indubbio che abituarsi ad adottare un atteggiamento positivo “nonostante” aiuti a vivere meglio e, al tempo stesso, ad affrontare con più energia anche le sfide aggiuntive che, quotidianamente, si presentano lungo il cammino di chi, oltre al “bagaglio standard”, si ritrova ad affrontare la vita con uno “extra”: la disabilità, quale che ne sia la forma o la causa.

Se anche voi, come Cristiana, volete condividere la vostra storia con gli amici di Move@bility, inviatela via mail (trovate l’indirizzo nella pagina “Contattami“) o, se preferite i social, con un messaggio privato sulla pagina Facebook di Move@bility.

Disabilità e carriera: binomio impossibile?

Data la mia condizione di donna e lavoratrice con una disabilità fisica evidente, mi capita spesso di trovarmi di fronte a “muri” più o meno evidenti, quando si tratta di avere accesso non semplicemente ad un lavoro (cosa, di per sé, importantissima, come abbiamo più volte sottolineato anche qui, per la dignità e l’autonomia delle persone con disabilità), ma anche alla possibilità di fare carriera, come chiunque altro, in virtù delle esperienze maturate e delle competenze acquisite. Ma, il più delle volte, mi è toccato constatare (non senza una punta di amarezza) che, quando si parla di disabilità e carriera, c’è ancora moltissima strada da fare, soprattutto a livello culturale.

Gradualmente, anche sotto la “spinta” di sanzioni pecuniarie,  le aziende stanno iniziando ad accettare l’idea di avere tra i propri dipendenti anche persone con disabilità. Ma siamo onesti: guardando le opportunità di lavoro pubblicate sui vari portali specializzati, quante di quelle rivolte alle “categorie protette” si riferiscono a mansioni altamente qualificate e specializzate? Eppure, le persone con disabilità con alti livelli di scolarizzazione, esperienza professionale di rilievo e competenze avanzate non mancano. Perché, dunque, in Italia e non solo, è così difficile superare il pregiudizio secondo il quale, tutt’al più, la “categoria protetta” (soprattutto se ha una disabilità fisica evidente) può svolgere mansioni di basso livello, che, preferibilmente, non implichino il contatto con clienti di rilievo? Perché disabilità e carriera sembrano essere ancora incompatibili?

Sono molti i lavoratori con disabilità che, pur avendo un’occupazione, si trovano quotidianamente sottoposti a forme di discriminazione più o meno sottili, quando non a veri e propri ricatti. Molti, in questi mesi, hanno scritto in privato a Move@bility per raccontare le proprie difficoltà anche in tal senso (senza contare quanti sono ormai scoraggiati, dopo anni d’inutile ricerca di un posto di lavoro qualificato e commisurato alle loro competenze ed esperienze). E anche a me è capitato direttamente, durante il mio percorso professionale, di vedermi negare opportunità di carriera perché ritenute (a priori) “incompatibili con la mia disabilità”. Una persona con disabilità non può essere un leader credibile? 

Fa riflettere il fatto che, troppo spesso, anche le associazioni che, in teoria, difendono i diritti delle persone con disabilità, quando si fanno loro presenti episodi di discriminazione di questo tipo, rispondono, anche un po’ seccate, di “non fare troppe storie” e “pensare a chi un lavoro neanche ce l’ha”. È vero: la stragrande maggioranza delle persone con disabilità, ad oggi, è del tutto esclusa dal mondo del lavoro. Ma questa è forse una buona ragione per avvalorare, indirettamente, il fatto che disabilità e carriera siano, di fatto, considerate incompatibili?

Solo quando inizieremo, noi per primi, a superare questa visione assistenzialista e a pretendere, per tutti, l’effettiva parità di diritti (e doveri) e di possibilità di accesso ad opportunità di lavoro (e carriera) commisurate all’esperienza, alle competenze e, naturalmente, compatibili anche con la condizione di ciascun individuo potremo davvero parlare di progresso ed inclusione.

 

“Diversamente Amore”: operazione riuscita?

I concetti di “inclusione” e “accessibilità“, per come le intendo io, non si applicano soltanto agli spostamenti, all’eliminazione delle barriere architettoniche, all’accesso al lavoro. Tutti ambiti importantissimi, anzi fondamentali per una buona qualità della vita. Ma non è meno importante, come abbiamo avuto modo di sottolineare in varie occasioni, la possibilità di vivere pienamente anche un aspetto troppo spesso sottovalutato (quando non del tutto trascurato) della vita di tutte le persone, comprese quelle con una disabilità di qualsiasi tipo: l’affettività in tutte le sue sfaccettature. Proprio a questo tema è stata dedicata “Diversamente Amore“, la trasmissione tv trasmessa nei giorni scorsi su Rai2 (e, ancora per qualche giorno, visibile gratuitamente su Raiplay.it), condotta- o, meglio, raccontata- dalla campionessa paralimpica Bebe Vio.

Diversamente Amore

Diversamente Amore” è il racconto, fatto direttamente dalla viva voce dei protagonisti, delle storie d’amore di cinque coppie “diverse”, vale a dire con almeno uno dei componenti affetto da una qualche forma di disabilità. Dal racconto della quotidianità delle coppie emerge, sostanzialmente, un messaggio di fondo: al di là delle condizioni specifiche delle persone (e delle esigenze particolari che ne derivano), una persona con disabilità (di qualsiasi tipo) può amare ed essere amata esattamente come chiunque altro. Le limitazioni imposte dalla condizione di disabilità non implicano , di per sé, l’impossibilità di amare, né, men che meno, quella di essere amate… anche da persone perfettamente “normali”.

Bella idea, quella alla base di “Diversamente Amore“, sicuramente. In un contesto sociale nel quale, nonostante i progressi fatti negli ultimi decenni, è ancora la norma, per le persone con una disabilità visibile, sentirsi “gli occhi addosso” (e non certo per ammirazione…), essere considerate, alternativamente, “sventurate” da compatire (quando non da evitare o, in casi estremi, su cui accanirsi e sfogare gli istinti più beceri, come ci ricordano vari tristissimi episodi di cronaca) o “eroine” delle quali esaltare il “coraggio” e la “forza”, qualsiasi cosa che serva a ricordare che anche chi ha una disabilità, al di là dei propri problemi specifici, affronta le stesse situazioni di tutti (problemi sul lavoro, storie d’amore più o meno felici, piccole-grandi difficoltà quotidiane, etc.) è benvenuta. Anche il tono dei racconti è riuscito ad evitare (quasi sempre) il pietismo, che troppo spesso è la cifra stilistica di questi esperimenti.

Disabili e sessualità

Tuttavia… Non so a voi, ma, a me, guardando la trasmissione, è sembrato che mancasse qualcosa. Cosa? Beh, certamente scegliere solo cinque storie che fossero rappresentative del multi-sfaccettato mondo delle disabilità non era impresa semplice. Ma, salvo alcune differenze secondarie, le situazioni e le problematiche quotidiane narrate in almeno un paio di storie erano molto simili, per non dire quasi sovrapponibili. Sarà che sono parte in causa, ma sarebbe stato bello vedere storie anche diverse dallo stereotipo- durissimo a morire- “disabilità motoria = sedia a rotelle”. Inoltre, mi è sembrato che, anche in questo caso, si sottolineasse fin troppo l’aspetto “eroico” della situazione delle coppie, il “coraggio” di mettersi e stare insieme, sia rispetto alla parte “diversa” delle coppie che a quella “normale”. È vero: stare insieme ad una persona con una disabilità “importante” non è sempre semplice. Ma perché, mi viene da chiedere, stare insieme, anche quando non c’è di mezzo la disabilità, è forse tutto rose, fiori, cuoricini e tenerezze da S. Valentino?

Un vecchio adagio recita: “Piuttosto che niente, meglio piuttosto“. Quindi, prendiamo il buono (tanto) che c’è in “Diversamente Amore” e speriamo che nei prossimi esperimenti su questo tema si veda sempre più la normalità dei sentimenti, prima che la “diversità” tra le persone che da questi sono unite.

MAKEtoCARE, idee che migliorano la vita

Si moltiplicano le iniziative che hanno come obiettivo la semplificazione della vita quotidiana delle persone con disabilità. Abbiamo già avuto modo di parlare di alcune di esse e di varie app che aiutano non poco a migliorare la qualità della vita di chi convive con una qualche forma di disabilità. Oggi vi parlerò di MAKEtoCARE, iniziativa promossa da Sanofi Genzyme in collaborazione con Maker Faire Rome, l’evento che, ogni anno, richiama nella Capitale le menti più creative d’Italia e non solo.

logo MAKEtoCARE

L’obiettivo di MAKEtoCARE è far emergere e sostenere progetti nelle aree healthcare e wellness che puntino a migliorare la vita delle persone con disabilità, cambiando il presente e contribuendo a creare un futuro migliore.

MAKEtoCARE Click4All

Click4All, uno dei vincitori 2016, è un kit per costruire ausili informatici o riabilitativi

come partecipare a maketocare?

Se avete progetti o invenzioni in linea con l’obiettivo della manifestazione, entro il 15 settembre, potete candidarli (qui, seguendo le indicazioni della guida disponibile sul sito di MAKEtoCARE) a partecipare alla seconda edizione (la prima si è svolta nel 2016) del contest, che vedrà il proprio atto conclusivo il 29 novembre a Roma. La partecipazione al contest è gratuita e aperta sia alle persone fisiche che ad aziende, associazioni, enti, sia italiani che stranieri.

MAKEtoCARE dbGlove

dbGlove, l’altro vincitore dell’edizione 2016, aiuta ciechi e sordo-ciechi a utilizzare dispositivi mobili

I progetti presentati dovranno essere innovativi ed originali, in grado di rispondere a bisogni ancora insoddisfatti, avere un impatto tangibile sulla qualità della vita delle persone con disabilità ed essere scalabili ed applicabili, potenzialmente, anche ad ambiti diversi.

Io Kitchen MAKEtoCARE

Altra idea del 2016: Io Kitchen, la cucina che varia l’altezza dei piani di lavoro

Un comitato di valutazione, presieduto dal rettore dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, esaminerà i progetti pervenuti entro metà settembre e selezionerà i finalisti, dai quali usciranno i due vincitori che saranno premiati il 29 novembre. Tutti i progetti finalisti avranno, comunque, la possibilità di partecipare alla Maker Faire Rome (dall’1 al 3 dicembre), vicino a Sanofi Genzyme, e, per i vincitori, un super-premio: un viaggio in Silicon Valley, dove potranno visitare imprese di prototipazione rapida e stampa in 3D, startup attive nel settore della salute e del benessere, colossi del web, fab lab, incubatori e spazi di co-working.

Avete un prototipo già pronto che, secondo voi, potrebbe davvero fare la differenza nella vita delle persone con disabilità? Non indugiate: candidatevi subito e in bocca al lupo!

My Voice: l’app che ridà la voce ai malati di SLA

Ammalarsi di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), o di un’altra malattia neuromuscolare, non comporta soltanto l’insorgenza di problemi motori (fino alla totale immobilità) e respiratori, ma anche la perdita progressiva di una funzione molto importante nel quotidiano, per socializzare o esprimere i propri bisogni e sentimenti: la voce. Proprio dalla volontà di ovviare a questo problema nasce My Voice, l’app per smartphone e tablet messa a punto dal laboratorio del Centro Nemo dell’ospedale Niguarda di Milano, che da anni rappresenta un punto di riferimento per chi ha malattie neuro-degenerative e per i familiari. Allo sviluppo dell’app ha contribuito anche l’agenzia pubblicitaria McCann.

My Voice

My Voice funziona come una sorta di “banca del tempo“, che consente ai malati di SLA di registrare parole utili per esprimere bisogni quotidiani (ad esempio, freddo, caldo, fame, sete), ma anche frasi da dire ai propri cari: “Ti voglio bene”, “Ti amo“, etc. Frasi che, una volta persa la possibilità di articolare le parole, sarebbe impossibile pronunciare, grazie all’app, possono essere salvate e scaricate su un comunicatore, che la persona malata di SLA potrà azionare, in seguito, anche con un semplice movimento oculare. Insomma, dei “messaggi in bottiglia“, da tirare fuori per ritrovare, anche solo per pochi secondi, le sensazioni che solo la voce naturale (più calda e carica di sfumature espressive rispetto a quella metallica di un comunicatore) può esprimere in pieno.

messaggio in bottiglia

My Voice è disponibile per dispositivi Android e IOS, al costo di poco più di 2 €. Il ricavato dalle vendite dell’app servirà interamente a finanziare le attività del Centro Nemo. Il video di lancio dell’app (v. sotto), con testimonial Alberto Spada, 42enne malato di SLA e primo ad utilizzarla, è stato presentato anche al Festival Internazionale della Creatività a Cannes.

Inoltre, My Voice mira a finanziare il progetto “Una banca per la propria voce”, il cui obiettivo è migliorare la vita delle persone con difficoltà di comunicazione verbale, fornendo loro un valore aggiunto rispetto ai sistemi di Comunicazione Aumentativa Alternativa già esistenti.

Puglia senza barriere: una regione, tanti itinerari

Contrariamente a quanto si pensa di solito, l’attenzione alle esigenze di tutti e, in particolare, al turismo accessibile è sempre più diffusa anche in Italia. Abbiamo già visto alcuni esempi, da Nord a Sud, isole comprese. Oggi, il nostro “tour virtuale” fa tappa in Puglia, il “tallone d’Italia”. Una regione ricca di storia, arte, paesaggi da cartolina, cultura e – cosa che non guasta- tradizione culinaria. Insomma, tutto ciò che si può desiderare da una vacanza!

Puglia - Lecce

Lecce

Il portale web ufficiale del turismo della Regione Puglia ha una sezione dedicata al turismo accessibile, nella quale sono disponibili informazioni su come muoversi, dove dormire, dove mangiare, manifestazioni e monumenti accessibili a tutti (amici a quattro zampe compresi!). Inoltre, vengono segnalati alcuni itinerari “for all”, per scoprire e godersi i tanti tesori di questa regione senza preoccuparsi dell’accessibilità.

Puglia - Torre dell'Orso

Torre dell’Orso

Bari, il capoluogo della Puglia, ha reso accessibili alle persone con disabilità motoria non solo aeroporto e stazione ferroviaria, ma anche monumenti importanti come la Basilica di San Nicola, la Cattedrale di San Sabino, il Castello Svevo e la Pinacoteca Provinciale. Anche il centro storico cittadino (“Bari vecchia”) presenta un percorso accessibile a chi ha una disabilità motoria. Ma si è pensato anche alle esigenze di chi ha una disabilità visiva, con un “percorso di luce” che permette loro di godersi in sicurezza il centro cittadino.

Puglia - Salento

Salento, i faraglioni

Dici Puglia e pensi al barocco e, in particolare, a Lecce. Anche questa splendida città è sempre più accessibile, grazie ad un itinerario che comprende monumenti d’interesse artistico come Porta Napoli, il Duomo, la chiesa del Carmine, piazza S. Oronzo (parzialmente accessibile), l Convento dei Teatini (accessibile con assistenza) e il Castello di Carlo V. Uscendo dalla città, si può godere delle bellezze del parco del Rauccio, dell’oasi delle Cesine e di spiagge attrezzate per garantire l’accessibilità a tutti.  Itinerari accessibili sono disponibili anche per Otranto, Gallipoli, Ostuni e tante altre “perle” di questa splendida regione.

Puglia - Otranto

Otranto

Pronti a partire, per visitarla per la prima volta o per tornarci? Raccontate qui le vostre esperienze: potranno essere utili a tanti altri viaggiatori!

 

 

OSO: oltre le barriere, la forza dello sport

Abbiamo già parlato tempo fa di quanto importante possa essere lo sport per chi convive con una disabilità, non solo come hobby, ma come mezzo per superare le barriere culturali e facilitare l’effettiva ed efficace inclusione sociale. Anche le Paralimpiadi di Rio dell’anno scorso hanno rappresentato un momento importante, in tal senso, dimostrando (se mai ve ne fosse bisogno) che anche chi ha una disabilità può essere un asso nello sport, se messo nelle giuste condizioni. Su questo principio si basa OSO – Ogni Sport Oltre, il progetto lanciato dalla Fondazione Vodafone Italia per promuovere e sostenere progetti ed iniziative che, attraverso lo sport, favoriscono l’inclusione delle persone con disabilità nel tessuto sociale. OSO Ogni Sport Oltre

 

Come ribadisce a più riprese il video ufficiale dell’iniziativa, la “parola d’ordine” di OSO è “Cambia la tua storia. Disabilita i tuoi limiti“, perché, come dimostrano anche le storie di molti volti noti (da Bebe Vio ad Alex Zanardi, e non solo) coinvolti nell’iniziativa, la differenza la fa anche il nostro atteggiamento, il modo in cui guardiamo alla nostra stessa condizione di disabilità e la decisione di “non lasciarla vincere” e trovare, comunque, il modo di vivere le nostre passioni (sportive e non solo) con qualche “aggiustamento”, ma con la stessa intensità degli altri.

OSO Diversamente Abili Ugualmente Sportivi

Come dite? Tutto vero e giusto, ma passare alla pratica è spesso difficile, se non impossibile, in primis perché non è facile reperire le informazioni su ciò che già c’è, magari anche a pochi km da casa nostra? Anche per questo è stato creato il sito OSO, sul quale non si trovano soltanto le storie di “chi ce l’ha fatta” o i nuovi progetti da finanziare (anche attraverso il crowdfunding), ma anche informazioni e una mappa per ricercare le strutture sportive più vicine a voi.

Insomma, non ci sono più scuse: pronti a “disabilitare i nostri  limiti”?

OSO - Volley

*Immagini tratte dal sito ufficiale di OSO – Ogni Sport Oltre

Connected Ability: superare le disabilità visive

Sapete cos’è un hackathon? È un evento (che può durare uno o più giorni), durante il quale vari esperti d’informatica impegnano le loro competenze nello sviluppo di idee o progetti, spesso di utilità sociale. È questo il caso di Connected Ability, l’hackathon organizzato da Microsoft Italia che, il 27 e il 28 giugno, chiamerà a raccolta, nella Microsoft House di Milano, sviluppatori e programmatori  con l’obiettivo di sviluppare app che possano tornare utili alle persone con disabilità visive.

Connected Ability

Il logo dell’hackathon – Immagine ©Microsoft

chi può partecipare a connected ability?

Realizzato con la collaborazione con le community UgiDotNet, DotNetToscana e DevMarche, e con il patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi, Connected Ability è aperto, in primo luogo, a chi ha competenze di programmazione con un linguaggio supportato da Visual Studio e/o Xamarin. Ma anche chi non ha queste competenze tecniche può registrarsi per partecipare all’hackathon, se ha esperienze da mettere al servizio dei team di lavoro.

come partecipare a connected ability?

Per partecipare a Connected Ability, è necessario registrarsi compilando questo form. È possibile iscrivere anche un intero team di lavoro, se se ne ha già uno, e lavorare su un progetto già esistente o, in alternativa, svilupparne uno utilizzando gli spunti che saranno condivisi durante i due giorni dell’evento. Chi lo volesse o ne avesse necessità, potrà anche pernottare alla Microsoft House, negli spazi dedicati. Si potrà lavorare fianco a fianco con gli evangelist di Microsoft Italia, condividendo idee ed esperienze. Alla fine della seconda giornata, saranno premiati i progetti ritenuti più validi.

A volte, basta veramente poco perché un dispositivo o un software siano effettivamente alla portata di tutti, anche di chi ha una disabilità visiva: basta pensarci, possibilmente insieme!

Un’iniziativa importante, Connected Ability, che sottolinea ancora una volta il ruolo essenziale della tecnologia come elemento facilitatore per la vita quotidiana delle persone con disabilità (in questo caso, visive, ma non solo).